Ex Ilva, la Regione a Bruxelles: “L’UE paghi la decarbonizzazione”

BARI – L’unico punto di partenza per qualsiasi ragionamento che coinvolga o escluda Arcelor Mittal è la decarbonizzazione. Se lo sono ripetuti Regione, Sindacati, Confindustria, Provincia e Comune di Taranto nel vertice tenuto a Bari per preparare una linea comune da offrire al premier Conte in vista dell’incontro con Arcelor.

Ma adesso c’è un elemento in più: il piano messo a punto dall’Ente di Lungomare Nazario Sauro chiede espressamente che sia l’Unione Europea a pagare la decarbonizzazione della fabbrica. “La Regione Puglia – ha spiegato il governatore Michele Emiliano al termine del vertice – predisporrà un piano complessivo da presentare all’Unione europea per richiedere il finanziamento della decarbonizzazione della fabbrica e la sua innovazione tecnologica. Questo – ha continuato – dovrà essere il modo attraverso il quale i cosiddetti aiuti di Stato, che non sarebbero possibili senza un processo di abbattimento delle emissioni, saranno consentiti e ci permetteranno anche di superare la crisi che in questo momento sta mettendo a rischio la fabbrica stessa”.

Nel vertice, dopo un lungo dibattito che ha coinvolto anche le aziende dell’indotto e le piccole e medie imprese, si è deciso di arrivare ad una “piattaforma unica”, una linea comune in buona sostanza che non crei più divisioni su un tema così delicato e cruciale. Per il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, questa è la strada che segna la rottura con il passato: “Questa volta – ha detto – o la va o la spacca. Siamo tutti molto stanchi, la città si è già rimessa in moto di suo con tanto sacrificio, vuole guardare avanti. Credo comunque – ha aggiunto – che il governo abbia in testa a latere di questa vicenda così complicata, altre misure altrettanto importanti per questa città, da punto di vista delle attività produttive, dell’innovazione, delle ricadute a tutto tondo. Non si esuarisce tutto sul piano della trattativa sindacale“.

Sanare la rottura con Arcelor? Per Emiliano, intanto, “Mittal deve comunque pagare per prestazioni che ha già ricevuto 50 milioni di euro agli imprenditori dell’indotto e lo deve fare, perché altrimenti può intervenire la Guardia di Finanza che serve ad impedire che qualcuno, dopo avere ricevuto un prezzo, se ne vada via senza far fronte alle proprie obbligazioni”. “Se dobbiamo rinegoziare l’accordo del 6 settembre – ha concluso Emiliano – lo dobbiamo fare garantendo i posti di lavoro ma anche rimodulando il piano ambientale per una effettiva tutela della salute, come diciamo da quattro anni”.

 

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