Ex Ilva, bufera dopo addio di ArcelorMittal. Genitori tarantini rilanciano: “Stop area a caldo”

TARANTO- Taranto è scossa. Alcuni non si aspettavano la doccia fredda arrivata da Arcelor Mittal, altri invece sì e rilanciano, chiedendo in ogni caso la chiusura dell’area a caldo del siderurgico, quella che provoca maggiori problemi. Questo è il momento, insomma. E a chiederlo sono soprattutto i genitori dei bambini morti o ammalatisi a causa dell’inquinamento industriale. L’incontro convocato dal premier Giuseppe Conte con l’azienda è slittato a mercoledì.

Il colosso dell’acciaio ha deciso di lasciare l’Italia dopo un anno e quattro giorni da quando ha rilevato l’ex Ilva, lasciando il cerino – anzi, la bomba sociale e ambientale – in mano ai commissari straordinari, che dovrebbero tornare a gestirla entro 30 giorni. A pesare, stando alle dichiarazioni della società, è stata l’eliminazione dell’immunità legale, con la mancata conversione in legge, entro il 3 novembre, del decreto che la prevedeva. Senza quella protezione legale non sarebbe possibile, secondo Arcelor Mittal, attuare il piano ambientale senza il rischio di responsabilità penale. Non solo, i provvedimenti del Tribunale di Taranto obbligano i commissari straordinari a completare alcune prescrizioni entro il prossimo 13 dicembre, pena lo spegnimento dell’altoforno 2, senza il quale Arcelor Mittal non riuscirebbe a portare avanti il suo piano industriale.

Le pressioni dei sindacati si fanno sentire: in ballo c’è il lavoro di circa 15mila persone, tra operai diretti e dell’indotto, tra Puglia e Liguria. Ma c’è soprattutto il nodo irrisolto sull’ambiente e la salute.

“È un momento drammatico per Taranto e per i lavoratori, perciò la cautela deve essere massima, attendiamo le determinazioni del Governo prima di pronunciarci”, dice il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, per il quale sbagliano “tutti quei politici e leader che in queste ore gridano allo scandalo in favore del gestore, dimenticando ogni minima delicatezza verso Taranto”. E chiarisce che “non è a causa dello scudo penale che rischiamo di perdere l’acciaio, ma per quello che ArcelorMittal ci sta facendo vedere da settimane, per esempio, sul camino E312 e per la resistenza contro l’introduzione di una valutazione del danno sanitario. Se la loro fosse solo tattica sarebbe già riuscita male, oltre che risultare uno sberleffo per una città che ha tanto sofferto e non è più disposta ad alcun genere di ricatto. Se non lo fosse, come in fondo ci auguriamo, dovremmo essere pronti ad un rilancio coraggioso, per lavoratori e cittadini”.

In campo c’è come sempre l’associazione Genitori Tarantini-Ets che ha scritto una lettera aperta alle mamme di Genova, altra città in cui hanno sede gli stabilimenti ex Ilva ora nell’incertezza. Ricordano a loro la lotta che hanno portato avanti per trent’anni, dal 1985, ottenendo la chiusura dell’area a caldo dello stabilimento di Cornigliano. Da allora, tutta la produzione ritenuta altamente inquinante è stata trasferita a Taranto, raddoppiando qui l’area a caldo. Da allora, “i dati sanitari che attestano percentuali di malattie e morte, certificate dagli esperti e dai ricercatori, sono di gran lunga superiori a quelle che voi dovevate sopportare a Genova”. “Mamme di Cornigliano – concludono i genitori tarantini – vi chiediamo di parlare ai vostri compagni, soprattutto a quelli che lavorano in acciaieria e temono, per quelle che sono le dichiarazioni dei sindacalisti liguri, ripercussioni a livello locale dalla chiusura dell’area a caldo di Taranto. Ricordate loro che ‘ogni uomo è padre di tutti i bambini e ogni bambino è figlio di tutti gli uomini’”.

 

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