Processo diffamazione sen. Lezzi. Immunità? Dai giudici ok a ricorso in Cassazione

BARI – L’ex ministra per il Sud Barbara Lezzi, a dispetto di quanto sostenuto in campagna elettorale e non solo, gode dell’immunità parlamentare nel processo che la vede accusata di diffamazione ai danni di un ex attivista pentastellato di Gallipoli, Massimo Potenza. A stabilirlo nel corso dell’udienza del giugno scorso, il giudice di pace della sezione penale di Bari. Potenza, in una querela risalente a tre anni em mezzo fa, denunciò di essere stato offeso e insultato dall’ex ministro, anche in pubblico, più volte e pesantemente. Ora, però, la Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Bari ha accolto l’istanza dei legali di Potenza e ha presentato ricorso innanzi alla Corte di Cassazione.

A giugno era stata accolta la richiesta formulata dai legali dell’allora ministro che avevano rilevato l’insindacabilità parlamentare e quindi l’impossibilità dell’esponente politico di essere chiamata a rispondere giuridicamente “delle opinioni espresse nell’esercizio delle sue funzioni”. Il tutto, si diceva, a dispetto di quanto più volte rimarcato dalla senatrice, ossia la scelta del Movimento 5 Stelle di non godere dei privilegi riservati ai parlamentari, come ad esempio l’immunità. Lo disse anche in un’ospitata tv.

La Lezzi, quindi, aveva chiesto l’applicazione dell’art. 68 della Costituzione e il giudice di pace di Bari aveva dichiarato il non luogo a procedere perché il fatto non costituisce reato, “Come se -dicono gli avvocati di Potenza- la condotta diffamatoria in questione costituisse l’estrinsecazione di un facoltà connessa alla funzione di parlamentare della Repubblica. Non si può accettare -continuano i legali- la violazione del principio della legge <<uguale per tutti>> qui aggravato dalla mistificazione di una verità surrettiziamente taciuta nei comunicati della senatrice: se è vero che la lezzi (dice lei) ha proposto querela contro il signor Potenza “per un post lesivo e sessista contro di lei” –fatto che il Potenza nega decisamente- dovrebbe pure soggiungere, la senatrice, che la sua querela è stata ritenuta dai magistrati così priva di fondamento da sfociare subito nell’archiviazione”. Ora Potenza ha chiesto e ottenuto di presentare ricorso per la Cassazione della sentenza di giugno “Per ottenere la riaffermazione del principio Costituzionale dell’uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi alla legge -spiegano i legali- Esso può trovare mitigazioni solamente nei casi di un potere politico esercitato liberamente per valori davvero superiori, e non in casi come questo, in cui malamente si invoca la prerogativa parlamentare in questioni piccine piccine, per comportamenti di nessun rilievo politico”.
Potenza è assistito dagli avvocati Pompeo Demitri, Gabriele Potenza e Giuseppe Tempesta.

 

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