Mancosu: “Presto il vero Lecce. L’obiettivo è arrivare quart’ultimi, il resto non conta”

Marco Mancosu, 31 anni, centrocampista e capitano del Lecce

ACAYA – (di Tonio De Giorgi) Una pausa di campionato intensa. Lo afferma Marco Mancosu, capitano del Lecce. “Penso abbia fatto bene a noi, ma pure al Milan che ha avuto il tempo di assimilare le idee del nuovo allenatore. Per quanto ci riguarda abbiamo svolto un lavoro quasi da ritiro estivo – afferma il centrocampista giallorosso -: sono stati allenamenti intensi”. E alla ripresa della Serie A il Lecce calcherà nuovamente il palcoscenico del Meazza, questa volta per sfidare il Milan affidato al nuovo tecnico Pioli. “Mi dispiace per Giampaolo, è stato il mio primo allenatore in Serie A. Quando c’è un cambio tecnico si spera scocchi subito la scintilla – osserva -, dovremo essere bravi e fare in modo che ciò non accada. Nel Milan ci sono tanti super campioni, per indebolirlo dovrei toglierne tanti. Tra loro ammiro molto Bonaventura: mi piace come interpreta le due fasi”. La sosta del campionato è stata utile pure a Mancosu, che dopo poche ore di ritiro estivo fu costretto a lasciare la località trentina per infortunio. “In carriera non mi era mai capitato di saltare la preparazione estiva – ammette -, ho scoperto quanto fosse duro rimettersi al passo con i compagni di squadra. E pure a livello mentale non è facile quando dal tuo corpo non ottieni ciò che vorrebbe la testa, è veramente brutto”. Altri suoi compagni, invece, oltre a guai fisici hanno dovuto affrontare pure problemi relativi all’ambientamento. “Per loro comunicare non è stato semplice – continua -, però Shakhov mi ha sorpreso per il suo modo di applicarsi. Per ciò che riguarda il campo, invece, hanno dovuto considerare tante situazioni nuove per loro perché vengono da campionati diversi e hanno bisogno di tempo per assimilarle”.  Alla squadra giallorossa non sono mancati i complimenti per non aver mai rinunciato alla propria identità, e le critiche per non essere stati più difensivisti. “Non sono d’accordo – ribatte -: prima o poi la nostra identità verrà fuori. Pian piano ci stiamo sintonizzando tutti sulla stesse idee del nostro allenatore, che ci sprona a leggere bene certi momenti della partita. Nella passata stagione siamo diventati una squadra a tutti gli effetti solo verso la metà del girone di ritorno. Secondo me è normale che la crescita passi da batoste come quelle contro l’Atalanta: fra noi e loro c’era un abisso e si è visto, bisogna accettarlo con equilibrio e consapevolezza. Un po’ di rammarico c’è solo per la partita contro il Verona, giocammo male meritando la sconfitta. I nostri risultati, tuttavia, sono in linea con quelli di coloro che si devono salvare. A fine anno mi basta avere tre squadre dietro, il resto non mi interessa”. A preoccupare in questo momento è pure la sterilità degli attaccanti, tanto che Mancosu è il capocannoniere di squadra. “Abbiamo attaccanti che la Serie A l’hanno fatta come Babacar, Lapadula e Farias, e altri, come Falco e La Mantia, che possono puntare sul loro entusiasmo per fare bene – conclude -, il nostro attacco è di tutto rispetto. Purtroppo non hanno avuto molto tempo per conoscersi, lo ritengo fondamentale. Il fatto di essere capocannoniere non mi entusiasma più di tanto: magari i miei gol fossero serviti ad avere qualche punto in più”.

 

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