Feto morto nell’armadio: in Appello chiesta riduzione della pena

SQUINZANO – Da 14 anni e sei mesi, condanna in primo grado, a 5 anni di reclusione. E’ questa la richiesta invocata in Corte d’Assise d’Appello dal Procuratore Generale Salvatore Cosentino, al termine della requisitoria nel processo sulla vicenda del bimbo nato morto e poi ritrovato chiuso in un armadio in un’abitazione di Squinzano.

Gli imputati sono la sorella ed il cognato della giovane mamma, accusati di aver aiutato la ragazza a nascondere la gravidanza e poi, alla nascita del feto, di averlo nascosto nell’armadio. Durante l’udienza in Aula Bunker, il Pg ha ritenuto di modificare il reato da dolo eventuale a colpa cosciente con l’attenuante di aver agito nell’interesse della madre.

Gli imputati sono assisititi dagli avvocati Paolo Spalluto e Maurizio Scardia. Quest’ultimo, durante la sua discussione, ha chiesto la piena assoluzione. La difesa ha infatti sempre sostenuto come i due non fossero assolutamente a conoscenza della gravidanza della ragazza, all’epoca 17enne, che non ne aveva parlato mai con nessuno. Neanche i medici che l’avevano soccorsa durante un’emorragia se ne erano accorti. La stessa ragazza, confidandosi con una persona di fiducia, di aver fatto tutto da sola. Era il febbraio del 2017 quando i carabinieri, allertati dai medici, raggiunsero l’abitazione di Squinzano e trovarono il feto chiuso in una borsa all’interno di un armadio. La decisione è prevista per il prossimo 18 novembre.

 

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