Emiliano duramente contestato alla Festa dell’Unità a Taranto-Il video

TARANTO- Parole dure e accuse reciproche di usare metodi fascisti. Va avanti così per un’ora la contestazione a Taranto nei confronti del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, oltre che del segretario provinciale di Taranto del Pd, Gianpiero Mancarelli. Sabato sera, durante la Festa dell’Unità in Villa Peripato, un gruppo di cittadini e attivisti hanno invocato la chiusura del siderurgico (ora ArcelorMittal), defininendo il Pd come partito dei decreti salva-Ilva. Il dibattito è stato interrotto più volte.

Per Emiliano, era “un manipolo di non più di dieci esponenti che propugnava come unico punto politico la chiusura dell’Ilva”. “Solo nelle fasi di ascesa del fascismo e del nazismo in Europa si sono verificati fatti di questo tipo”, ha proseguito. “Pochi facinorosi – ha aggiunto Emiliano – con la scusa della tutela dell’ambiente e della salute hanno insultato e provocato per un’ora un’intera comunità politica senza che le Forze dell’Ordine fossero in grado di far cessare la loro attività di disturbo che non era connessa ad alcun evento in corso, ma aveva solo l’intento di intimidire il presidente della Regione, il sindaco di Bari, il sindaco di Brindisi, il sindaco di Statte e il segretario provinciale del Pd ed in definitiva l’intero Partito Democratico per impedirgli di svolgere serenamente i dibattiti della sua Festa”.

Emiliano ribadisce che “la Regione Puglia non ha il potere di chiudere l’Ilva, solo il Governo nazionale può farlo. E finora nessun Governo lo ha fatto. Per questo ho messo tutti gli uffici della Regione al lavoro per studiare una alternativa, cioè la decarbonizzazione degli impianti, eliminare cioè la prima causa di inquinamento che è il carbone”. Infine, auspica che “il Prefetto di Taranto e il Questore di Taranto si adoperino al più presto per identificare gli autori di questa violenza verbale e che impediscano in futuro che fatti del genere possano ripetersi”.

Sui social è tam tam, con repliche secche a Emiliano. “C’erano anche bambini ed adolescenti a tenere i manifesti”, racconta Luciano Manna, attivista in prima linea. “Vorrei essere nella testa di quei ragazzi del Tamburi per capire quale messaggio è arrivato alla loro testa, al loro cuore, cosa significa avere 10, 15 anni ed essere insultato come fascista e speculatore dalla massima carica istituzionale regionale. Siamo soli. La politica ci insulta, la stampa ci ignora e scrive di una cronaca pagata, molti nostri amici rimangono muti di fronte a questa vergogna. Ma moriremo in piedi e con dignità”. “

 

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