I giorni di Sant’Oronzo: così Lecce si riscopre città popolare

LECCE- La banda sveglia la città, le dà un suono diverso e inconfondibile, quello che segna i giorni di Sant’Oronzo. In centro, di buon mattino, il viavai affolla le vie su cui si snoda la tradizionale fiera con bancarelle di ogni tipo e con un’anteprima della fiera di Santa Lucia su via Trinchese. È festa e basta poco a Lecce, la città, per riscoprirsi profondamente popolare. Barocco sì, ma con l’anima di un paese cresciuto, devoto come non mai a Oronzo, Giusto e Fortunato ma con piglio anche critico: le luminarie, per esempio, come dice qualcuno, se ne potevano installare di più per incorniciare la bellezza.

Dopo la processione che ha popolato il cuore di Lecce, sabato sera, il programma civile e religioso prosegue a tamburo battente. In mattinata, mons. Michele Seccia, che nel suo discorso alla città ha citato i temi forti di usura, corruzione, ma anche Xylella e inquinamento industriale, ha celebrato la messa nel santuario di Sant’Oronzo fuori le mura, lì dove il vescovo martire sarebbe stato decapitato nel 68 dC. Un gioiello di inizio ‘900 rimasto chiuso a lungo e oggetto anche di recenti interventi di restauro e messa in sicurezza, riaperto al culto lo scorso anno.

Ma è festa ovunque: le piazze del centro storico e la villa comunale ospitano i concerti bandistici, di folk e di swing, oltre alle rassegne teatrali in dialetto e ai cabaret. Il 26 agosto, come sempre, a Frigole si attende la fiera del bestiame, mentre dalle 7.30 parte la camminata di San’Oronzo da porta San Biagio. È il voler stare insieme a segnare la festa, che si cerca di non ingolfare con l’imponente piano traffico antingorgo predisposto, in attesa, lunedì sera, del concerto di Edoardo Bennato e dello spettacolo di fuochi pirotecnici per chiudere anche questa edizione.

 

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