Consorzi, lunedì il primo ricorso collettivo contro i fermi amministrativi

LECCE- Parte la controffensiva giudiziaria contro i preavvisi di iscrizione di fermo amministrativo di auto, trattori e mezzi agricoli disposti dalla Soget per il mancato pagamento delle cartelle esattoriali dei Consorzi di Bonifica. Ma attenzione ai tempi: si può proporre ricorso alla Commissione tributaria solo entro 60 giorni dalla notifica. Le chance di poter ottenere la dichiarazione di nullità ci sono, a patto che il debito esattoriale sia esiguo e sproporzionato rispetto al valore dei beni sottposti a misura cautelare.

«Fermare un trattore del valore di 20mila euro per il recupero di cento euro dà la dimensione di tale sproporzione», ha spiegato Confagricoltura durante la conferenza stampa convocata in mattinata nella sua sede leccese alla presenza dell’avvocato tributarista Maurizio Villani, che ha annunciato il deposito, il prossimo lunedì, del primo ricorso collettivo.

Per giunta, è stato spiegato, «il fermo amministrativo su trattori e mezzi agricoli inciderebbe su valori di natura costituzionale, quali la libertà di movimento e l’attività lavorativa». Per gli agricoltori sono strumenti di lavoro, che potrebbero venir sequestrati per mesi prima di arrivare ad una sentenza. Poi c’è la questione più ampia: i consorzi di bonifica sono tenuti a gestire i distretti irrigui e a riscuoterne i canoni, attraverso l’imposizione del tributo 648, mentre il tributo 630, secondo l’associazione degli agricoltori, non dovrebbe gravare sui terreni, ma sulla fiscalità generale della Regione. Gli attuali piani di classifica per il riparto delle spese dei consorzi «Ugento-Li Foggi» ed Arneo, poi, sono stati redatti nel 2012, sulla base di cartografie già superate.

Si prevede come unico beneficio, per poter «giustificare» la tassazione dei terreni, la presenza della rete scolante, cioè dei canali di scolo. Nella maggior parte dei casi, però, questi canali hanno perso la loro efficienza idraulica, per mancata manutenzione periodica o per interventi edificatori che li hanno interrotti prima dello sfocio in mare o per i bacini endoreici nelle voragini interne. Anche quei pochi canali che conserverebbero la loro efficienza idraulica non convogliano più, se non in minima parte, le acque piovane dei terreni, per la presenza di parapetti lungo le reti stradali.

 

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