Scarico nella riserva, a Torre Colimena cittadini sempre più contro Aqp

TORRE COLIMENA- Documenti alla mano e i social per diffondere immagini, dati e sdegno. I cittadini schierati a difesa della riserva naturale di Torre Colimena non hanno peli sulla lingua: troppe, a loro dire, le presunte anomalie che vizierebbero il progetto di Aqp, quello che potrebbe presto portare alla realizzazione dello scarico complementare (in caso di emergenza o di troppo pieno) del depuratore consortile di Manduria e Sava nel bacino di Torre Colimena, in piena area protetta.

La protesta si fa sentire, tanto da indurre anche i responsabili dell’area marina protetta di Porto Cesareo e delle riserve naturali regionali Palude del Conte e Litorale tarantino orientale (salina del Monaci, fiume Chidro, Bosco di Rosamarina) a chiedere alla Regione di essere ascoltati nell’ambito della procedura di via. I cittadini alzano il tiro anche perché spaventa il copione che spesso si ripete altrove, come accaduto a Leuca, dove dopo le chiazze in mare, i tombini, anche in questi giorni, continuano a non reggere i flussi, inondando le strade di acqua.

Una prima anomalia: la vicinanza al centro abitato, come afferma Alessandro Scarciglia, uno degli attivisti più battaglieri. Secondo Aqp, infatti, lo scarico disterebbe almeno 300 metri dalle abitazioni. Un dato che gli attivisti contestano: “le prime case sono a circa 50 metri”.

Il 7 aprile 2017 la Regione aveva sottoscritto la localizzazione nuova del depuratore in località serpenti. Poi il passo indietro. E ora il nuovo progetto di Aqp porterebbe a conferire i reflui in un corpo idrico superficiale che sfocia nel bacino, che è nel cuore della riserva naturale regionale del litorale tarantino orientale, praticamente collegato subito al mare di Torre Colimena e a un tiro di schioppo da Punta Prosciutto.

 

 

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