Maiali “abusivi” nell’Oasi delle Cesine, Wwf: “Introdotti da chi voleva cacciarli”

VERNOLE- Il rischio che sta correndo uno degli ecosistemi più delicati del Salento, nonostante sia una delle aree più tutelate, non è frutto di un caso, della natura o della sfortuna. Se le Cesine sono in pericolo è perché qualcuno ha agito contro legge: “I soggetti censiti in tre anni di monitoraggio non sono cinghiali ma maiali rilasciati illegalmente a scopi venatori”, fa sapere la direzione del Wwf. Cioè qualcuno ha introdotto abusivamente nell’oasi degli esemplari di maiali al fine di poi cacciarli, senza pesare il fatto che si tratta di animali ad altra riproduttività, che raggiungono la maturità sessuale ad appena sei mesi e che possono portare a termine anche due gravidanze all’anno, partorendo fino a 7-8 cuccioli.

Ecco perché in poco tempo la situazione è sfuggita di mano, i maiali si sono inselvatichiti assomigliando a dei cinghiali e ora se ne contano circa ottanta, di cui la metà femmine. I danni che l’ecosistema sta riportando sono impressionanti: è sparito il 65 per cento di orchidee spontanee, nell’ultimo anno è drasticamente diminuito il numero di tartarughe palustri e di uccelli migratori lì nati, proprio perché gli esemplari mangiano tutto: dalle uova ai tuberi delle piante. Hanno trovato lì un ambiente così idoneo tra trasformare l’Oasi in una zona ormai stanziale e non solo di passaggio.

Per questo giovedì 11 luglio, su indicazioni del Ministero dell’Ambiente e dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), si è svolto un tavolo tecnico con tutti i soggetti interessati per competenza al problema “Crescita della popolazione di maiali inselvatichiti a Le Cesine”; ASL Lecce, Carabinieri Forestali, Comune di Vernole, Osservatorio faunistico regionale, Regione Puglia ed ATC.

“I numeri alti di soggetti determinano grave impoverimento della biodiversità nella Riserva, ma anche pericolo lungo la vicina litoranea e potenziale pericolo sanitario, come indicato dall’ASL”, fanno sapere dal Wwf, da cui puntualizzano anche che “non è stato chiesto nessun aiuto ai cacciatori che non hanno e mai avranno accesso all’area con armi. Verranno utilizzati metodi non cruenti di cattura e spostamento in strutture idonee all’accoglienza di queste specie, regolarmente registrate alle ASL di competenza”.

 

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