Cinghiali e maiali “ingurgitano” le Cesine: Wwf chiede aiuto ai cacciatori

VERNOLE- L’oasi delle Cesine è messa a rischio da cinghiali e maiali: la situazione si aggrava, tanto che il Wwf ha chiesto collaborazione all’Ambito territoriale della caccia (Atc) per far rientrare la situazione.

Un primo incontro è avvenuto giovedì mattina all’interno della Masseria, anche alla presenza dei carabinieri forestali, della Asl e del Comune di Vernole.

Il primo monitoraggio, effettuato anche grazie ad alcune fototrappole installate all’interno della Riserva, ha certificato la presenza di circa 80 animali, di cui la metà femmine. Non è ancora chiaro se siano cinghiali o maiali o, molto più probabilmente, un incrocio tra i due. Ciò che è certo è che i rischi ci sono: la relazione degli esperti ha sottolineato come questi esemplari, per nutrirsi, “grufolano e scavano, distruggendo il sottobosco – il 65 per cento delle stazioni di orchidee è già danneggiato – e ingurgitando tutto ciò che è commestibile, alterando dunque l’equilibrio botanico e faunistico dell’ecosistema”. Non solo: è una specie che si nutre anche delle uova deposte, non solo quelle di tartarughe terrestri e palustri, ma anche quelle di alcune specie di uccelli che nidificano tra la macchia mediterranea. In un anno le nuove nascite sono drasticamente diminuite.

E’ emerso anche che l’area protetta “non è più un’area di passaggio ma piuttosto una zona di sosta e possibile riproduzione di un maggior numero di individui rispetto al passato”. Chi abbia introdotto in zona cinghiali e maiali non è dato saperlo. Ma lo ha fatto abusivamente. E non calcolando i danni: la specie si riproduce due volte all’anno ed è in grado di procreare fino a dieci cuccioli per parto. Il potenziale distruttivo è enorme nell’area dell’Oasi, che conta appena 348 ettari.

Ma c’è anche altro: a preoccupare è il pericolo per avventori e bambini, che spesso frequentano la Riserva, in molti casi anche accompagnati da animali domestici che potrebbero rivelarsi motivo di attacco da parte delle scrofe. E ancora, ad allarmare le forze dell’ordine è l’ulteriore rischio di incidenti sulla provinciale.

Da qui, la richiesta di supporto all’Ambito territoriale della caccia, per la cattura di questi animali contando che nell’area la caccia è assolutamente vietata. Si sta valutando in queste ore se optare per delle gabbie più grandi, capaci di catturare anche i riproduttori oppure orientarsi sulla scelta di recinti sistemati ad hoc.

 

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