Impianto per trattamento amianto, 4 Comuni dichiarano guerra a Cavallino

CAVALLINO – Mentre impazza la bagarre rifiuti nel Salento, è sempre più guerra tra i Comuni di San Cesario, Lequile, Lizzanello, San Donato e il Comune di Cavallino.
Quest’ultimo, infatti, proprio a poche centinaia di metri dalla zona Guarini-Mate dove già insistono due discariche di Rifiuti Solidi Urbani, un impianto per il trattamento degli stessi e un impianto di produzione Combustibile Derivato dal Rifiuto nonché uno dei centri commerciali più grandi e frequentati della zona, vorrebbe realizzare un impianto sperimentale per lo stoccaggio e il trattamento dell’amianto, proposto dalla Project Resources Abestos S.r.l. (società che ha la stessa compagine sociale di quella, Geoambiente S.r.l., che gestisce vicino impianto.

Per questo, i Comuni di San Cesario, Lequile, Lizzanello, San Donato già un anno fa hanno impugnato con l’avv. Francesco Cavallo (e Rosa Fanizzi per il Comune di San Donato) innanzi al Tar Lazio il decreto del Ministero dell’Ambiente che ha escluso il progetto dalla Valutazione di Impatto Ambientale. Tar Lazio che, grazie alla difese dei Comuni, proprio qualche giorno fa ha rimesso gli atti al TAR di Lecce, ritenuto competente per gli effetti nocivi che l’impianto determinerebbe al territorio.
In questi mesi di causa, però, la società che ha presentato il progetto ha depositato una S.C.I.A. al Comune di Cavallino, portando avanti le opere di realizzazione dell’impianto per il trattamento dell’amianto. Non finisce qui.

I Sindaci di San Cesario, Lequile, Lizzanello e San Donato sono venuti a conoscenza del fatto che la stessa società nel dicembre 2018 aveva presentato una SCIA e che il Comune di Cavallino non aveva avuto nulla da obiettare.
Ecco che allora i primi cittadini Coppola, Carlà, Pedone e Quarta hanno dato incarico ai legali di formulare istanza di accesso agli atti e contestare al Comune di Cavallino la legittimità della SCIA, dichiarazione di guerra (ennesima) che è stata notificata proprio qualche giorno fa, il 4 luglio.

Oltre a contestare la correttezza “istituzionale” della PRA S.r.l. e del Comune di Cavallino che non hanno inteso attendere l’esito della pronuncia del TAR sulla sottoesposizione a VIA del progetto, i 4 Comuni sostengono che un impianto del genere non possa essere assentito con una mera comunicazione come la SCIA ma che necessiti della autorizzazione unica ambientale. Questa è la ragione del resto per la quale i comitati cittadini stanno valutando anche di presentare un esposto alla Procura della Repubblica.

«Cavallino vuole diventare la capitale meridionale dei rifiuti, lo abbiamo capito da anni, ma deve smetterla di farlo a spese delle popolazioni vicine – afferma il Sindaco di San Cesario, Fernando Coppola – Ci auguriamo che il TAR Lecce, innanzi al quale stiamo riassumendo la causa contro il decreto che esclude l’impianto dalla VIA, sia celere e soprattutto sensibile. Siamo contenti che la causa venga a Lecce perché il nostro stesso TAR, con Sentenza n. 684 del 21.4.2016 ha già bocciato l’ampliamento della discarica di RSU che si voleva fare sempre in quella zona  rilevando che gli impianti hanno una distanza dai centri abitati e dai siti sensibili – asili, scuole, ospedali e case di riposo presenti nei suindicati centri abitati – inferiore a quella minima prescritta e comunque tale rendere non più sostenibile il carico ambientale sulla zona».

«E’ una vicenda sconcertante – afferma il Sindaco di Lequile, Vincenzo Carlà – mentre attendiamo il verdetto del TAR, Cavallino da l’ok a un impianto di trattamento dell’amianto (che produce emissioni e determina lo stoccaggio di rifiuti) con una SCIA, come se fosse una tettoia da giardino. Mi auguro la questione venga rivista in forza dei numerosi argomenti tecnico-giuridici offerti dal nostro legale».

«Non non siamo contro gli impianti a priori – afferma il primo cittadino di Lizzanello, Fulvio Pedone – ma le nostre comunità in questi decenni hanno già pagato un prezzo altissimo per avere a poche centinaia di metri dai loro abitati ben due discariche e ben due impianti di trattamento dei rifiuti. Per questa ragione ARPA e ASL avevano chiesto una valutazione di impatto ambientale alla quale però la società PRA S.r.l. continua a non volersi sottoporre».

 

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