Microtelefoni nelle suole delle scarpe: in carcere è allarme

LECCE – Un pacco speciale quello destinato ad uno dei detenuti di Borgo San Nicola a Lecce. Al suo interno una sorpresa: due microtelefoni nascosti nelle suole delle scarpe che si sperava passassero inosservate. E invece no.

A denunciare l’episodio è il sindacato della Polizia penitenziaria Osapp, per voce del vice segretario regionale Ruggero Damato.

Nei giorni scorsi si è tenuta la consegna dei pacchi dei famigliari per i reclusi. I due microtelefoni avrebbero potuto raggiungere il destinatario senza troppi problemi, considerate le piccole dimensioni (3cm x 6cm) che li rendono non rilevabili al metal detector. Soltanto l’apparecchio di controllo a raggi x e un’accurata perquisizione del contenuto del pacco avrebbero potuto far saltare l’ingegnoso piano. E di fatto così è stato, grazie alla scelta di un assitente capo coordinatore addetto al controllo

Ecco cosa hanno rilevato i raggi x all’interno del pacco: le microapparecchiature erano accuratamente nascoste nelle suole delle calzature.

Come denunciato dalla stessa organizzazione sindacale i tentativi di introdurre microtelefoni all’interno del carcere di Lecce sono in aumento. Non solo a Lecce, il fenomeno sembra alzare il passo su tutto il territorio come dimostrano gli episodi denunciati dall’inizio di quest’anno a Taranto (con microtelefoni scovati dagli agenti all’interno di panini imbottiti) e a Brindisi (dove ad usare i telefoni erano i detenuti della Scu).

“Si perfezionano le tecniche di introduzione e occultamento -denuncia l’Osapp- qualcuno arriva persino ad ingerire i microtelefoni o a nasconderli nelle parti intime.

Il diretto destinatario non è importante: i pesci piccoli fanno da tramite, certi del fatto che siano i meno attenzionati”.

L’allarme sui telefonini “miniaturizzati” è stato lanciato a fine gennaio direttamente dal procuratore generale della Corte d’Appello di Lecce, Antonio Maruccia, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario a Lecce nel distretto che comprende anche Brindisi e Taranto. Nel capitolo sulla criminalità organizzata, Maruccia aveva sottolineato la necessità di recidere i legami tra detenuti e i “rapporti tra interno e esterno del carcere in ragione della maggiore facilità con cui lo sviluppo delle moderne tecnologie permette di comunicare” con familiari e altri sodali.

Allarme che oggi trova l’ennesimo riscontro e sul quale l’Osapp rilancia l’appello: “Le visite istituzionali in carcere -dice- non possono escludere il sindacato, l’unico realmente in grado di illustrare le criticità delle strutture e le difficoltà che quotidianamente gli agenti si ritrovano a dover fronteggiare”.

 

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