Caso Stano, l’autopsia: vessazioni subite concausa di morte

MANDURIA – La posizione degli indagati nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Antonio Stano, 66enne vessato dai bulli a Manduria, è destinata ad aggravarsi.

La Questura di Taranto in una nota spiega che gli accertamenti disposti da Procura di Taranto e la Procura per i Minorenni sulla documentazione clinica e sull’autopsia consentono di mettere in correlazione il decesso dell’uomo e le azioni criminose ad oggi addebitate a 23 ragazzi in tutto. L’incarico è stato conferito ad uno specialista in medicina legale: la dottoressa Liliana Innamorato.

Stando a quanto emerso, i soprusi e le violenze fisiche subite dal pensionato possono essere considerate concause del decesso.

Gli acceramenti hanno consentito “di ritenere le condotte ad oggi addebitate agli indagati una concausa nella comparsa della patologia di cui era affetto l’uomo (ulcera duodenale), favorendone peraltro il tardivo ricovero in ambiente ospedaliero – si legge – avendo ingenerato in lui un atteggiamento di paura e chiusura di tipo negativo nei confronti dell’ambiente esterno”.

La questura precisa che le indagini proseguiranno per determinare “le responsabilità di quanti, più o meno prossimi all’ambiente familiare della vittima, hanno omessodi intervenire a sostegno di quest’ultimo” e di chi ha invece agito per “favorire gli indagati nel sottrarsi alle loro penali responsabilità”.

Ad oggi, lo ricordiamo, sono 23 li indagati in tutto, di cui soltanto 3 maggiorenni. Stano non è stato l’unico bersaglio del branco: anche su questo fronte, con vittima un53enne, le indagini proseguono a ritmo serrato.

 

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