Intercettazioni, i retroscena: dal funerale in stile mafioso al sushi in cambio di voti

SCORRANO – “E il canne mozze? Quella si chiama Lupara, quella io voglio...La banda della Lupara Bianca, i palermitani tutti con il fucile a canne mozze che sparavano le persone“. Era il grande sogno della famiglia Amato, a capo del clan dominante a Scorrano: quello che emerge dalle intercettazioni contenute nelle 150 pagine di ordinanza firmata dal Gip Sergio Tosi altro non è che l’escalation di atti intimidatori, minacce e mire espansionistiche di un clan che ha le idee chiare e i tentacoli è riuscito ad estenderli anche sulla pubblica amministrazione.

Un’organizzazione criminale “ambiziosa”, se così si può definire. Ed è proprio in questo contesto che ben si inquadra, in primis, la spettacolarizzazione del funerale di Capocelli, “trasformato da momento di lutto e riflessione – scrivono gli inquirenti – in esibizione della Potenza del gruppo mediante l’uso di fuochi d’artificio e attestati vari di cordoglio“. Un omicidio, quello, per il quale era inoltre pronta una vendetta da attuare nei confronti della famiglia di Simone Paiano, il suo assassino. “Dobbiamo fare tanto danno, danno su danno dobbiamo fare – pianifica in auto, subito dopo il funerale, Francesco Amato – devo far tremare Maglie!” aggiunge.

I rapporti con sindaco di Scorrano si evincono anch’essi dalle conversazioni intrattenute in più occasioni con  membri del clan e intermediari. Il sindaco si premura spesso che i suoi collettori di voti abbiano ben capito cosa crociare sulle schede elettorali del 4 marzo. Le raccomandazioni, le settimane precedenti all’appuntamento alle urne, sono chiare: “Spiegagli bene, se no si imbrogliano” incalza al telefono il primo cittadino Guido Stefanelli. In cambio quest’ultimo si dimostra ampiamente disponibile anche ad accontentare i “capricci” del clan, come ad esempio l’improvvisa voglia di sushi, a tarda sera, della moglie di Francesco Amato nonchè sorella di Salvatore Maraschio. Saranno le conoscenze del sindaco a garantire una cena a base della specialità giapponese a tutta la famiglia e in tempi record, così come si evince da una telefonata intercorsa tra Amato e il sindaco.

Rapporti, questi, intrattenuti accuratamente lontano da occhi e orecchie indiscrete, ad eccezione di un episodio per il quale il primo cittadino esprime preoccupazione in un’altra intercettazione: la festa patronale di Santa Domenica. Durante una passeggiata tra le bancarelle Stefanelli stringe la mano e bacia sulle guance Giuseppe Amato, salvo poi pentirsene a mente fredda. Sono passato davanti alla baracca, mi sono dovuto fermare a salutarlo – confida angosciato al suo interlocutore – a posto, ho detto…se hanno fatto la foto…”. Ride Stefanelli, ma lo fa amaramente, consapevole che quel bacio “dovuto” al boss, in pubblico, avrebbe potuto costargli moltissimo.

Di fatto anche questo dettaglio non è sfuggito agli inquirenti, diventando uno dei tasselli cruciali dell’inchiesta.

A fare un plauso all’operazione dei Carabinieri di Lecce anche il vicepremier della Lega Matteo Salvini che sulla sua pagina ufficiale si congratula con le forze dell’ordine e gli inquirenti al grido di “avanti tutta, la mafia fa schifo“.

E.Fio

 

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