Ilva, Di Maio torna a Taranto. Aut aut dalle associazioni: “Basta parole”

TARANTO – Tornerà ad aggiornarsi lunedì il tavolo permanente sul Contratto Istituzionale di Sviluppo che chiama in causa il destino dell’ex Ilva di Taranto. Nel capoluogo ionico tornerà il vicepremier 5 Stelle Luigi Di Maio, con al fianco gli altri quattro ministri presenti anche al precedente incontro in prefettura: Barbara Lezzi (Sud), Giulia Grillo (Salute) Sergio Costa (Ambiente), Alberto Bonisoli (Cultura). A loro si aggiungerà questa volta anche il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta. Ci saranno il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, la commissaria governativa per le Bonifiche, Vera Corbelli e i sindaci di Taranto e dei comuni limitrofi.

Come preannunciato da Di Maio il Governo a Taranto tornerà a fare tappa periodicamente e questo per chiedere il conto dei 90 milioni di euro stanziati in favore del territorio e dei quali, stando a quanto accertato dal vicepremier, non sarebbe stato speso neanche un centesimo.

“Sono tornato qui dopo tanti mesi perché volevo portare i fatti e capisco la rabbia della città” aveva detto di Maio lo scorso 24 aprile. Adesso, in vista del suo ritorno, le associazioni chiedono proprio quei fatti preannunciati, pronte a manifestare il sit in presso la direzione dello stabilimento Arcelor Mittal. Non tutte. Come accaduto due mesi fa alcune preferirebbero tornare a dialogare con il Ministro, sebbene questa volta non sia previsto alcun incontro istituzionale tra Di Maio e gli ambientalisti

Intanto le associazioni hanno chiarito a mezzo missiva le proprie intenzioni. Alle istituzioni tutte si chiede di annunciare «pubblicamente i tempi e le modalità della chiusura progressiva delle fonti inquinanti per lo stabilimento ex Ilva, così come stabilito dal “contratto di governo” tra Lega e Movimento 5 stelle».

La convinzione espressa all’unisono è chiara: «nessuna bonifica e processo di riconversione reale -si legge ancora- saranno mai possibili fino a quando le fonti inquinanti saranno attive». Urge dunque una «legge speciale per Taranto che preveda investimenti per la costituzione di un polo oncologico Irccs, il potenziamento delle infrastrutture per i trasporti, un’università autonoma, l’istituzione di un’area no tax e la restituzione alla città di aree della Marina Militare». Queste le condizioni.

Durante la protesta saranno affrontate altre tematiche scottanti, come la chiusura delle scuole ai Tamburi e la cassa integrazione annunciata da Arcelor.

 

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*