Xylella, la svolta da due ricerche: “è possibile arrestare il batterio”

SALENTO-La notizia è di quelle che fanno ben sperare. Non una ma due ricerche scientifiche affermano, sulla base di presupposti diversi, che si può contrastare il batterio Xylella fastidiosa se non addirittura fermarlo. E’ ciò che finora si è ritenuto impossibile: si è affermato che si potrebbe soltanto ridurre la carica batterica del patogeno e intervenire sulle piante, provando a curarle, come ha tra l’altro si è scientificamente dimostrato di poter fare con l’applicazione del protocollo del prof. Marco Scortichini mentre altre sperimentazioni sono in corso. Si è anche detto che un freno all’avanzata può arrivare solo dalla lotta all’insetto vettore e che l’unico modo per abbatterne la popolazione, accanto alle trinciature e arature, fosse l’irrorazione di pesticidi, tra l’altro imposta per due volte l’anno con più decreti ministeriali.

Adesso c’è di più: entrambi gli studi pubblicati provano, muovendo da presupposti diversi, che sull’insetto vettore del batterio si può intervenire in altro modo, più sostenibile e mirato.

La prima ricerca è toscana: dice che un fungo può contrastare il proliferare della Xylella. Nei giorni scorsi, sono stati resi noti i primi risultati di una serie di indagini scientifiche condotte dai ricercatori dell’istituto di Biotecnologie del Cnr, coordinati da Claudio Cantini. I dati sono stati presentati presso la sede della Coldiretti di Pisa durante la riunione della task force del progetto europeo ‘Life-Resilience – Pratiche agricole sostenibili per prevenire la Xylella fastidiosa negli impianti intensivi olivicoli e mandorlicoli’. Lo studio è stato condotto negli oliveti del Cnr presso l’azienda agricola sperimentale Santa Paolina a Follonica (Grosseto), in un oliveto privato con impianto intensivo a Marina di Grosseto e presso l’azienda agricola La Traversagna, a Vecchiano (Pisa).

“I dati preliminari – ha spiegato Cantini – ottenuti attraverso i campionamenti hanno mostrato una forte variabilità nella presenza delle forme giovanili anche tra le piantagioni situate a poca distanza l’una dall’altra. Abbiamo testato alcuni prodotti ammessi in agricoltura biologica, quali il fungo Beauveria bassiana, il sapone potassico, lo zolfo e il piretro, per ridurre la popolazione di larve nell’oliveto di Follonica. Il prodotto a base di Beauveria bassiana è stato quello con efficacia maggiore, causando una diminuzione del 54% del numero di spumine totali trattate, dell’82% del numero delle larve totali contate e del 67% del numero medio di larve per spumina”. Il fungo agisce “penetrando la cuticola degli insetti e sviluppando poi i componenti del corpo vegetativo all’interno del corpo dell’insetto, dove produce tossine”. “I nostri risultati – ha sottolineato Cantini – consentono di supporre che questo fungo potrebbe essere uno strumento utile per controllare la densità della popolazione di Philaenus spumarius, il principale vettore del batterio negli oliveti”. Sulla base di ciò sarà imbastito un esperimento su larga scala in campo il prossimo anno.

A distanza di poche ore, arriva la notizia anche della seconda importante ricerca, condotta tra Napoli e Bari, e pubblicata su Scientific Reports, prestigiosa rivista online edita da Nature: “è possibile rallentare o fermare il batterio attraverso una appropriata strategia di gestione del vettore“. E’ quanto viene affermato nello studio “A lattice model to manage the vector and the infection of the Xylella fastidiosa on olive trees”, a firma delle ricercatrici Annalisa Fierro (Consiglio Nazionale delle Ricerche -SPIN, Napoli), Antonella Liccardo (Università degli Studi di Napoli Federico II & Istituto Nazionale Fisica Nucleare (INFN) – Sezione di Napoli) e del professore Francesco Porcelli (DiSSPA – Università degli Studi di Bari Aldo Moro).

Lo studio propone un modello per descrivere l’invasione degli uliveti da parte del batterio Xylella Fastidiosa, con l’obiettivo di identificare una strategia integrata di gestione dell’epidemia, finalizzata ad arrestare l’infezione. Nodo cruciale di tale strategia è la gestione del vettore durante tutto il suo ciclo di vita: dagli stadi giovanili, fino all’adulto. In questo lavoro – scrivono i ricercatori – costruiamo un modello per simulare l’interazione tra batteri, vettori ed alberi e analizziamo l’effetto di diverse azioni di controllo degli adulti sulla diffusione della epidemia. Al fine di quantificare la probabilità che una pianta venga infettata da Xylella fastidiosa, consideriamo quattro fattori cruciali: l’infettività del batterio, l’efficienza della trasmissione da parte del vettore, il numero di vettori e il tempo trascorso dal vettore sulla pianta ‘ospite’. Nel nostro modello l’uliveto è raffigurato da un semplice reticolo quadrato con alberi di ulivo e vegetazione erbacea distribuiti sui siti del reticolo in modo da imitare la tipica struttura di un uliveto con diversi possibili valori del sesto d’impianto; i vettori adulti sono rappresentati da particelle che si muovono sul reticolo secondo regole dettate dall’interazione tra il ciclo di vita del vettore e quello della vegetazione. Su questo modello di base, si legge nel lavoro, creiamo una strategia di gestione integrata degli infestanti basata su una accurata definizione di modi, tempi e entità delle azioni di controllo disponibili. In particolare la tempistica e la sequenza degli interventi risulta cruciale. Così facendo gli autori dimostrano che è possibile invertire l’inarrestabile invasione da parte della Xylella fastidiosa pauca ST53, mediante una strategia razionale di controllo del vettore e della trasmissione’.

“Lo studio lascia pensare – afferma il professore Francesco Porcelli – che si possa significativamente rallentare sino ad arrestare il batterio, prevenendo l’infezione di ulteriori olivi e lo scempio del nostro territorio. La corretta temporizzazione e la massima efficacia degli interventi chimici, cioè il loro minimo uso, si dimostrano chiavi capaci di aprire la porta ad un futuro dell’agricoltura sostenibile e meno incerto”.

 

 

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