Esclusivo, dentro al cantiere del gasdotto: Tap accelera

MELENDUGNO- Lo abbiamo sempre visto dall’esterno, dal di là della recinzione con grata e filo spinato. Il cantiere del gasdotto che arriverà dall’Azerbaijan ci aspetta sotto al sole cocente, con tutti gli obblighi ferrei sulla sicurezza da dover rispettare. In quest’area i lavori sono fermi al momento, riprenderanno dopo l’estate. Qui c’è l’opera più delicata, il microtunnel, che perfora il sottosuolo e collega gli oliveti di San Basilio al mare di San Foca. “1540 metri di lunghezza”, ribadisce il capocantiere. Non siamo potuti entrare all’interno, “questioni di sicurezza”. Di certo, nelle scorse settimane ci sono andati però i carabinieri del Noe, su delega del pm Valeria Farina Valaori, per verificare i dettagli della costruzione ed eventuali cedimenti del terreno. L’informativa è stata depositata in Procura.

Tap ha comunicato di aver ultimato la trivellazione il 26 aprile scorso. La talpa usata per perforare resta sotto il livello del mare, fino a quando non sarà realizzato il cosiddetto exit point, cioè il punto di uscita sul fondale, lì dove, però, c’è presenza di coralli. Non un dettaglio: la multinazionale aveva depositato al Ministero dell’Ambiente una prima soluzione progettuale ritenendola idonea, poi a maggio ha revocato il tutto e ha avviato una nuova procedura di assoggettabilità a Via, che richiede più tempo ed è più complessa.

Sotto ai nostri piedi, il pozzo di spinta scavato a servizio del microtunnel. C’è un nodo sulle sue dimensioni, sollevato negli ultimi giorni anche dall’attivista Graziano Petrachi: quelle autorizzate (come emerge da Dm 223/2014 e Autorizzazione unica del 2015) sono inferiori a quelle che si è dichiarato di aver realizzato. “È quanto ci ha prescritto l’Autorità di Bacino in sede di ottemperanza delle prescrizioni, a tutela della falda”, replicano dalla società. Alla domanda se in tal caso non fosse necessaria una variante, l’addetto stampa Luigi Quaranta risponde che il procedimento è stato direttamente controllato dal Ministero.

Entro la metà del 2020 quest’area, a detta di Tap, dovrebbe ritornare come prima: muretti a secco, terra rossa, alberi. Noi vigileremo. Lasciamo San Basilio per seguire il tracciato, costantemente scortati dalla Digos.

A parte un chilometro ripristinato (saranno poi reimpiantati gli ulivi) in contrada Le Paesane, le campagne di Melendugno sembrano altro, specie quando arriviamo all’ingresso dell’area di Masseria del Capitano. Per rendersi conto della differenza, basta ricordare com’era prima dell’avvio del cantiere, attivo da 165 giorni. Sono un centinaio i dipendenti impiegati solo qui. Si viaggia a ritmi serrati, l’avanzamento dei lavori su questi 12 ettari lo testimonia.

Sarà questo il cervello che controllerà tutto il gasdotto fino alla Turchia e qui il gas verrà misurato prima di essere immesso nella rete nazionale Snam, la cui centrale sorgerà giusto accanto. Da lì, poi, si snoderanno i 55 chilometri di altro metanodotto fino a Brindisi. Opere interconnesse, ma separate. Non sono stati calcolati neppure gli impatti cumulativi Tap-Snam: tutto in regola, secondo i governi. Ma su questo punto la patata bollente è in mano alla magistratura.

 

Tiziana Colluto

 

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