Legge antimafia impugnata dal governo, l’ira di Emiliano

BARI- Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per gli affari regionali e le  autonomie Erika Stefani, ha deliberato di impugnare la Legge Regionale n. 14 del 28 marzo scorso, vale a dire la legge antimafia. Impugnata perché, secondo loro, le varie norme in materia di politiche di sicurezza, invadono ambiti inerenti all’ordine pubblico e alla sicurezza, la cui disciplina è riservata in via esclusiva al legislatore statale. L’altra norma riguarda i benefici previsti in favore delle vittime innocenti delle mafie e del terrorismo perché pone a carico del servizio sanitario nazionale prestazioni che non sono ricomprese tra i livelli essenziali di assistenza e, quindi, sarebbe in violazione del principio del contenimento della spesa pubblica.

“Difficile comprendere come si sia giunti ad assumere tale decisione – commenta il governatore pugliese Michele Emiliano -. Siamo di fronte ad un testo di legge che il Consiglio Regionale ha approvato all’unanimità e che sia per i contenuti sia per l’importante dotazione finanziaria, ben 1.500.000 euro nel triennio 2019 -2021, può considerarsi la prima in Italia. L’arido tecnicismo dell’impugnativa del Governo lascia sgomenti, soprattutto perché mortifica una legge fortemente voluta da tutta la comunità pugliese, con un esercizio di potere burocratico e di miopia politica che segna la distanza di questo governo nazionale e della maggioranza che lo sostiene dalle istanze della gente”.

 

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