Coralli al largo di San Foca: Tap revoca suo progetto, nuova valutazione

MELENDUGNO- E’ tra le partite più delicate all’interno di quella più ampia sull’intero gasdotto Tap. E riguarda la presenza di gruppi di coralli al largo di San Foca, in prossimità del cosiddetto exit point, cioè del punto in cui il tubo dovrebbe penetrare il fondale per passare sotto la spiaggia di San Basilio e sbucare al di là della pineta, dove sono stati espiantati i primi ulivi e c’è il primo grande cantiere a terra di Tap.

La novità non è di poco conto, anzi: il 10 maggio scorso, Tap ha presentato al Ministero dell’Ambiente l’istanza per l’avvio del procedimento di verifica di assoggettabilità a Valutazione di impatto ambientale per l’eventuale interferenza tra la condotta sottomarina del gasdotto e gli affioramenti di biocostruzioni, cioè le strutture coralline.

Ma c’è un ma: la multinazionale ha presentato questa istanza dopo un suo dietrofront. Infatti, qualche giorno prima, il 26 aprile, ha “rappresentato” al Ministero che nei mesi precedenti (con la documentazione inviata ai fini della verifica delle prescrizioni A7 e A8) aveva depositato una soluzione progettuale ritenendola “in linea” con la ratio della prescrizione A9 (e A10) in quanto “non interferisce con le biocostruzioni di dimensioni più rilevanti, prevedendo soltanto interferenze minori sull’ambiente marino circostante”. “In conseguenza di ciò”, ricostruisce il Ministero, Tap ha “comunicato la propria intenzione di ritirare” quella documentazione.

Due settimane dopo, il passo indietro ufficiale: Tap ha depositato la richiesta di verificare l’assoggettabilità a Via del progetto dell’exit point del microtunnel sottomarino perché servirebbe a “valutare in maniera dedicata e approfondita le minime interferenze ed eventualmente individuare le più opportune misure di compensazione continuando a garantire la massima sostenibilità del progetto sul Piano ambientale”. Si legge tutto questo nel documento a firma del direttore generale del Ministero dell’Ambiente Giuseppe Lo Presti del 20 maggio.

Per il Movimento noTap, tutto ciò “vuol dire che Tap è in grandi, grandissime, enormi difficoltà. Vuol dire che forse sono state omesse (volontariamente o involontariamente?) situazioni soggette a tutela ambientale che oggi potrebbero essere rilevate”.

Cosa è successo nel frattempo? Molto resta da chiarire. Ma di sicuro c’è che proprio in quei giorni l’attivista Graziano Petrachi ha rilevato pubblicamente che (in base alla prescrizione A57) tutte le varianti all’opera devono essere assoggettate a verifica di assoggettabilità a Via, come dovrebbe essere in questo caso. In quelle stesse settimane, inoltre, era in corso un carteggio tra la Regione e Petrachi, che per primo ha sollevato la questione coralligeno e che era presente il 29 marzo a Bari al tavolo tecnico per verificare la sussistenza dei requisiti per istituire il Sic.

Per la Regione Puglia attualmente non ci sono evidenze dirette per istituire l’habitat – ha spiegato Petrachi -. Peccato che, invece, le evidenze le abbia già da qualche anno, dato che parte del coralligeno è stato mappato con il progetto Biomap, finanziato dalla Regione stessa. Ma se anche non fosse sufficiente, ci ha pensato Tap a individuare un coralligeno così esteso e denso da fargli dire che non è in grado di rispettare i 50 metri di distanza da esso, come gli imporrebbe la prescrizione A9”, come da documenti del dicembre 2017.

 

Tiziana Colluto

 

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