Operazione Orione: in abbreviato il pm chiede 150 anni di carcere

SALENTO- 150 anni di carcere: è il calcolo complessivo delle richieste di condanna invocate per i 18 imputati che hanno scelto il rito abbreviato nel processo nato dall’operazione Orione dei carabinieri che a marzo 2018 avevano arrestato 37 persone. Un blitz in diversi comuni del Salento, con la cattura di presunti affiliati a tre associazioni criminali con affari nella droga, estorsioni, incendi su commissione. A coordinare le indagini la Dda con i pm Guglielmo Cataldi e Maria Vallefuoco, il pubblico ministero che durante la sua requisitoria davanti al gup Cinzia Vergine ha avanzato le richieste: 15 anni per Vincenzo Amato di Scorrano, ritenuto al vertice di una delle organizzazioni. 15 anni anche per Antonio e Paolo Guadadiello, attivi su Torchiarolo e Squinzano. 15 anni per Marco maggio di Trepuzzi, 15 anche per Cosimo Miggiano di Muro Leccese, 12 anni per Paolo Merico e per Vittorio Tunno, entrambi di Muro Leccese,  13 anni per Andrea Caputo di Muro Leccese. Queste le richieste più alte con la sentenza prevista per il 25 giugno.

Le altre richieste: 7 anni per Giuseppe Angelino di Giurdignano; 4 anni per Francesco Bongiorno di Lecce;3 anni per Armando Capocelli di Maglie; 3 anni per Antonio De Iaco di Poggiardo; 3 anni per Virgilio Gnoni di Nociglia; 3 anni per Alessandro Greco di Cutrofiano; 3 anni per Carmine De Rinaldis  di Cerfignano; 1 anno per Alfredo Mazzeo di Otranto; 8 anni per Sergio Pede di Otranto; 3 anni per Antonio Zezza di Tricase.

Si tratta di uno dei due tronconi nei quali il processo si è diviso: altri 14 indagati , tra i quali l’ex portiere del Lecce Davide Petrachi. Hanno chiesto di patteggiare e su questo il gup deciderà a luglio.

L’operazione dei carabinieri di Lecce e Maglie prendeva il nome dalla costellazione la cui cintura è formata da tre stelle, come le organizzazioni che secondo le indagini si erano spartite il Salento. 62 indagati in tutto per un’inchiesta cominciata nel 2015 che documentava storsioni ai commercianti, incendi, esplosioni, azioni con modalità mafiose. Ma il vero giro d’affari era lo smercio di droga anche con trafficanti albanesi e con i clan di Bitonto e Secondigliano a Napoli.

Del collegio difensivo fanno parte, tra gli altri, gli avvocati Mariangela Calò, Luigi Rella, Luigi, Arcangelo e Alberto Corvaglia, Francesco Spagnolo, Luca Puce, Mario e Vincenzo Blandolino, Cristiano Solinas, Silvio Caroli, Antonio Savoia, Ladislao Massari, Luigi Covella, Savino Vantaggiato, Stefano Pati.

 

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