Inchiesta Xylella archiviata, ecco le conversazioni riservate

LECCE- Dal decreto di archiviazione dell’inchiesta su Xylella, durata quattro anni, emergono le conversazioni riservate tra gli indagati, ricercatori e dirigenti dell’Osservatorio fitosanitario regionale in particolare. Emerge, in particolare, quella che la Procura definisce come “incredibile sciatteria” nelle operazioni di campionamento dei materiali su cui effettuare le analisi per provare la presenza del batterio. Emblematiche, in tal caso, sono le fotografie estrapolate dai pc di Maria Saponari, ricercatrice del Cnr, e di Vito Nicola Savino, direttore del centro Basile Caramia di Locorotondo, foto in cui si vede “un ragazzo che campiona a mani nude dopo aver saltato un cancello”.

Dallo scambio di mail tra gli indagati, la cui posizione è stata archiviata a Lecce ma con una parte di inchiesta trasferita a Bari, viene a galla anche altro. È la “preponderanza dell’interesse economico – ovvero la prospettiva di ottenere finanziamenti a beneficio esclusivo dell’Università di Bari – rispetto alla finalità della ricerca scientifica”. Le pm Valeria Mignone e Roberta Licci dedicano a questo uno spazio importante, tanto da spingersi a dire che “questo ‘secondo fine’ ha chiaramente condizionato l’approccio degli indagati alla questione sin dalle primissime battute, e già anche a discapito della trasparenza della ricerca scientifica”. E’ il colpo di coda della Procura, che ha chiesto di chiudere l’inchiesta perché non si può provare il nesso del collegamento tra i comportamenti contestati agli ex indagati e la diffusione del batterio  Xylella fastidiosa.  

A mo’ di esempio, viene riportata una mail diretta ad Antonio Guario, allora dirigente dell’Osservatorio fitosanitario regionale di Bari, e a Donato Boscia, ricercatore del Cnr, scritta da Franco Nigro, docente di patologia vegetale all’Università di Bari, il 19 settembre 2013, nei giorni cioè in cui si iniziava a discutere apertamente del problema grazie ad articoli di stampa: “Come avrai potuto notare dalla rassegna stampa, anche altri colleghi universitari sono al lavoro. Pertanto io credo che, per la parte di mia competenza, sarà necessario dare un’accelerata alle risultanze raccolte sia in questa fase che in precedenti prove effettuate in situazioni analoghe. Infine, sarebbe opportuno che il pool si riunisse a breve (possibilmente prima del 24 p.v.) per cercare di capire chi sta contrattando risorse finanziarie in suo nome e conto”.

La Procura annota anche che dalle mail trovate sui computer sequestrati “traspare una costante e quasi imbarazzante attenzione ai riflessi in tema di notorietà sul piano sicentifico e alle prospettive economiche della gestione del fenomeno, poi avvenuta in regime di sostanziale monopolio da parte dell’Università di Bari e dei laboratori ad essa collegati. Si giunge persino a studiare e proporre bozze della normativa in materia di Xylella, bozze nelle quali viene specificato anche l’importo dei finanziamenti da destinare in modo esclusivo alla ricerca condotta dall’Università di Bari”.

Sempre Nigro scrive a Boscia (19 ottobre 2013): “Adesso il Codile è diventatoa anche il centro cui segnalare nuovi focolai? […] Vuoi vedere che grazie al ruolo svolto nelle indagini, al Codile rimpinguano immediatamente i 360mila euro? Ma qui staimo impazzendo? Antonio dovrebbe essere più onesto con noi”.

Boscia scrive a Maria Saponari, ricercatrice del Cnr (15 marzo 2014): “Non banalizziamo la prova: se usiamo la coratina, la infettiamo con la fastidiosa, la osserviamo asintomatica per uno, due, tre… quindici anni, poi quando Martelli sarà morto, Savino forse, io non so, la professoressa avrà avuto una crisi isterica perché non ci ha guadagnato nulla in tutti i sensi, tu avrai l’età mia e pubblicherai che (Xylella, ndr) non è patogenica (ma questo lo sappiamo già): embè?”.

In una mail con oggetto “riservatissimo” del 22 agosto 2014, Saponari scrive ancora a Boscia: qualcuno (non meglio specificato) gli ha chiesto di mandare un file dal suo computer a Locorotondo. Conteneva un documento su Xylella, cioè la bozza di norma da approvare. E aggiunge: “non ho capito chi sta scrivendo questa norma? Forse capisco perché ieri Savino mi chiedeva l piano di ricerca che mandammo alla Regione. Se lo va a vendere lui e Palmisano? Non so , è solo una mia illazione”.

Una parte dell’inchiesta archiviata dal gip Alcide Maritati continuerà, probabilmente: alcuni atti sono stati inviati per competenza a Bari, per le ipotesi di falso in atti dello Iam di Valenzano e dell’Osservatorio Fitosanitario di Bari del 2 e 15 ottobre del 2013. Quelle relative alla data ufficiale di comparsa della Xylella, data che invece, stando alle indagini, sarebbe da anticipare già al 2004-2005. E non otto anni dopo.

 

Tiziana Colluto

 

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