Conti in affanno in 16 Comuni del Salento: la mappa delle criticità

SALENTO- Partiamo dalle conseguenze: nella gran parte dei casi, portano alla riduzione dei servizi sociali e di welfare; non di rado, alla sforbiciata a quelli di manutenzione, pulizia e decoro. Poi, ci sono i risvolti ancora più gravi: difficoltà a pagare gli stipendi dei dipendenti comunali senza chiedere aiuto allo Stato centrale.

Sono 16 i Comuni delle tre province salentine alle prese con molti problemi simili, tanto da aver dovuto deliberare il ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale, per risolvere situazioni spesso ereditate dalle amministrazioni precedenti.

Il conto dei municipi in affanno, con tanto di documenti allegati, viene costantemente tenuto e aggiornato dalla Fondazione Ca’ Foscari sulla base dei dati del Viminale. Tra i 337 Comuni italiani che, dal 2012 al 2018, hanno sfiorato il rischio paralisi ci sono anche i 16 salentini. La metà di questi ricade nella provincia di Lecce e di certo il caso più importante è quello del comune capoluogo, che ha avviato la procedura lo scorso anno, dopo che la Corte dei Conti ha fatto le pulci ai bilanci.

Poi c’è Lizzanello, che nel 2015 ha approvato un piano di riequilibrio decennale; così ha fatto nel 2016 Galatina, mentre era retta dall’allora commissario prefettizio Guido Aprea. Sanarica nel 2015 ha optato per questa procedura dopo che era riuscita a venire fuori dallo stato di insolvenza l’anno prima per poi vedersi concessa dalla Prefettura 20 giorni per deliberare il dissesto, evitato in questo modo.

A Calimera le criticità erano state rilevate già nel 2012 dalla Corte dei Conti e nel 2016 è stato necessario deliberare un piano per ripianare, entro il 2020, 1,9 milioni di debiti. Lo scorso anno, hanno fatto ricorso allo stesso iter anche Sternatia e Racale. Il primo Comune ha conteggiato, nell’ottobre scorso, circa 700mila euro di debiti fuori bilancio; il secondo ha una esposizione del 61 per cento con passività da ripianare pari a 4,4 milioni di euro.

In provincia di Brindisi, i due Comuni interessati sono quelli di Torchiarolo e San Pietro Vernotico, entrambi dal 2015. Nel Tarantino, sono sei: Montemesola dal 2014, Monteparano e San Giorgio Ionico dal 2015, Castellaneta e Lizzano dal 2016, Pulsano dal 2018.

Allo stesso strumento avevano fatto ricorso anche i due Comuni che poi sono stati costretti ad alzare bandiera bianca: nel 2012, era stata la volta di Casarano, che due anni dopo, nell’ottobre 2014, ha dovuto dichiarare il dissesto, tunnel da cui la città è uscita agli inizi del 2018.

Poi c’è Melissano, che nel 2013 ha presentato la prima richiesta di ricorso alla procedura di riequilibrio, con un nuovo piano presentato l’anno successivo per chiedere un’anticipazione di liquidità pari a 2,3 milioni di euro. Nel dicembre 2016, però, il Comune ha dovuto dichiarare il dissesto e la luce in fondo al tunnel ancora non si intravede. L’ammontare delle istanze presentate dai creditori è pari a 15,8 milioni di euro, anche se di queste richieste va fatta una cernita perché sono tutte da verificare nella fondatezza ed eventuali prescrizioni sopraggiunte. 9 di quei 15,8 milioni riguardano indennità espropriative non pagate. La gestione straordinaria sta ancora contabilizzando la massa passiva e l’amministrazione comunale per legge è costretta a garantire solo i servizi essenziali.

“Abbiamo eliminato ogni contributo di natura assistenziale – dice il sindaco Alessandro Conte – le famiglie coprono per intero il costo del trasporto scolastico e il 60 per cento della mensa (quando potevamo accontentarci di chiedere a loro solo il 36 per cento). Alcuni servizi li gestiamo in proprio senza ditte esterne, come la pulizia degli edifici pubblici; siamo stati costretti ad aumentare al massimo le aliquote di Imu e Tasi”.

 

t.c.

 

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