Ex Ilva: scontro sull’immunità penale ridotta ma non tolta

TARANTO- Un’immunità penale non completamente tolta ma ridotta. Sull’Ilva è scontro totale e ora i parlamentari tarantini De Giorgi, Vianello, Turco e Cassese vengono sfidati ad un confronto pubblico sul tema da parte di chi ha sollevato la questione, il leader dei Verdi Angelo Bonelli.

È il nuovo capitolo scottante, dopo l’annuncio fatto dal vicepremier Di Maio a Taranto lo scorso 24 aprile.

“Misera propaganda”, spiega Bonelli, che analizza l’articolo 46 relativo all’immunità penale agli acquirenti del siderurgico, ArcelorMittal, a partire dal prossimo 6 settembre. “Il M5S ha evitato in modo scientifico di non richiamare nel testo, perché chiaramente confliggente, l’art.25 undecies dello stesso decreto legislativo 231/2001 relativo alla punizione dei reati ambientali. Una brutta, anzi bruttissima furbata”, dice Bonelli.

Ma “c’è un altro aspetto inquietante e preoccupante – aggiunge – con il decreto crescita approvato da questo governo rimane la norma che consente allo stabilimento ex-Ilva di operare sino al 2023 in presenza di un sequestro penale”. Il Ministero dell’economia, tra l’altro, ha confermato che la non responsabilità penale rimane relativamente alle condotte connesse all’attuazione dell’autorizzazione integrata ambientale. Com’era già prima.

“Ai parlamentari tarantini e a Di Maio non può essere consentito di sostenere cose che non sono scritte nella legge da loro proposta e approvata dal consiglio dei ministri, ovvero che l’immunità penale ad ex Ilva è stata tolta, perché non è vero”, è l’attacco che viene sferrato.

Di fatto, quello che sta emergendo è la semplice riscrittura di una norma oggetto di un ricorso di legittimità costituzionale presentato nel febbraio scorso dal gip di Taranto. Così facendo, la Consulta potrebbe essere costretta a non esaminare il ricorso sulla parte relativa all’immunità e questo per sopravvenuta modifica legislativa.

 

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