Il sostituto procuratore: “Assenza totale di controllo sociale”

MANDURIA – Dopo il ricovero d’urgenza e diversi interventi per “perforazione gastro-duodenale”, Stano è deceduto. In attesa degli esiti dell’autopsia, è stata appurata la presenza nella vittima, al momento del suo ricovero, di evidenti tracce di sangue coagulato sul volto, sulle labbra e fra i denti, nonché varie ecchimosi in entrambi gli arti inferiori.

È quanto è scritto sulla cartella clinica della vittima del branco autodefinitosi su Whatsapp “Comitiva degli Orfanelli”. Dopo le indagini della Procura e della Procura per i Minorenni di Taranto, la Polizia ha eseguito otto provvedimenti di Fermo di indiziato di delitto nei confronti di altrettanti ragazzi, di cui sei minorenni, ritenuti a vario titolo gravemente indiziati in concorso dei reati di tortura, danneggiamento, violazione di domicilio e sequestro di persona aggravati.

L’uomo era stato ricoverato d’urgenza per astenia e stato confusionale, dopo essere stato soccorso da una volante del Commissariato di Manduria. Si era barricato in casa, dove da diversi giorni, terrorizzato e già in gravi condizioni di salute, aveva deciso di rinchiudersi senza mangiare, perché ripetutamente vittima di “incursioni” da parte di un gruppo di giovani, che dapprima sfondavano la porta della sua abitazione e poi lo sottoponevano a vessazioni, percosse, angherie e aggressioni. Incursioni che si verificavano sempre in ore serali e notturne e che si erano intensificate nel periodo di carnevale, a nulla essendo valso il tentativo della povera vittima di sostituire la porta di ingresso con una blindata, anch’essa presto distrutta.

Solo alla vista di uomini in divisa e dell’auto di servizio, Antonio si è rassicurato e ha acconsentito a sottoporsi a cure mediche.

Gli agenti si sono subito messi sulle tracce di una Fiat Punto di colore grigio, avvistata da alcuni residenti, almeno in un’occasione, nei pressi dell’abitazione della vittima.

L’auto era in uso al figlio della proprietaria. Il ragazzo ha ammesso di averla utilizzata assieme ad alcuni suoi coetanei (minorenni) quando avevano deciso di “sfottere” colui che lui stesso indicava come “il pazzo”.

Le aggressioni erano state tutte filmate con il suo cellulare e messe on line. Così dal suo telefono la Polizia ha potuto acquisire alcuni contenuti audio-video , nonché i messaggi scambiati tra gli indagati in una chat di gruppo. Così sono stati identificati gli altri responsabili.

A fornire un utile contributo, anche una ragazzina, conoscente del gruppo: è andata in commissariato e ha raccontato tutto quello che sapeva. “L’efferatezza manifestata dagli indagati, soliti “infierire” sulla povera vittima, percuotendola con mazze e bastoni, offendendola, deridendola, inducendo nella stessa un vero e proprio stato di terrore, non trova oggi alcuna apparente motivazione -dicono gli inquirenti- costituisce piuttosto espressione di profonda ed ingiustificata spietatezza”.

 

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