L’assassino resta in carcere. Il Gip: se non avesse voluto uccidere avrebbe sparato alle gambe

LECCE- L’omicidio non è stato premeditato, cade l’aggravante dei futili motivi e si delinea meglio il contesto nel quale è maturato: i contrasti tra assassino e vittima nel traffico e spaccio di droga nella zona. Nell’ordinanza di convalida dell’arresto di Simone Paiano dopo l’interrogatorio, il giudice Sergio Tosi ricostruisce le fasi dell’omicidio e conferma la detenzione in carcere per il 25enne: “Perché soggetto pericoloso e inaffidabile”, perché sussistono i gravi indizi di colpevolezza e la possibilità della reiterazione del reato. L’arma non è stata trovata e lui non ha collaborato al suo rinvenimento. Circa tre quarti d’ora: tanto è durato l’interrogatorio alla presenza, oltre che del giudice, del pm Maria Consolata Moschettini e dell’avvocato difensore Dimitry Conte. Paiano rimarrà in carcere quindi, nonostante abbia confermato le dichiarazioni fornite poche ore dopo l’arresto davanti ai carabinieri, e cioè di essere stato vittima di un agguato, attirato sul posto, circondato e ferito con coltelli e machete, trattenuto mentre Capocelli provava a colpirlo all’addome. Sul corpo infatti ha diversi tagli e ferite. I carabinieri hanno in mano i filmati delle telecamere presenti in zona che hanno ripreso l’intera scena. In un frame in particolare si vede Capocelli che impugna una lama.

Non si tratta però, secondo il gip, di legittima difesa: essendo trascorsi circa 10 minuti tra il suo arrivo in via don Luigi Sturzo e l’omicidio, Paiano avrebbe avuto il tempo di rivolgersi all’autorità, per esempio chiamando al telefono i carabinieri. Dunque avrebbe potuto facilmente ricorrere a interventi alternativi alla violenza. Non può quindi configurarsi la legittima difesa perché “E’ assente l’essenziale requisito della necessità”. Inoltre, se avesse voluto solo ferire Mattia, avrebbe sparato alle gambe e non alla gola. Il contesto dell’omicidio, secondo il gip, è da individuare nella gestione del traffico e dello spaccio di sostanze stupefacenti in cui in passato sia Paiano che la vittima erano coinvolti. Lo stesso Paiano aveva accennato in sede di interrogatorio di essersi rifiutato di approvvigionarsi di droga dal Capocelli, così come questo gli avrebbe chiesto appena uscito dal carcere. Di aver notato in lui un’irritazione e di essersi per questo armato, di aver cercato un confronto con lui la mattina precedente all’omicidio ma di non averlo trovato.

Questi sono però solo indizi che dovranno essere confermati dalle indagini.

M. Cos.

 

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