Xylella, anche Vandana Shiva chiede la revisione del decreto emergenze

ROMA- Ha fatto da apripista, con tutto il peso della sua autorevolezza di leader mondiale impegnata nella difesa della biodiversità e dei contadini: quella di Vandana Shiva, la nota attivista indiana, è la prima firma ad aprire il lungo elenco di sottoscrizioni all’appello per chiedere la modifica del decreto emergenze votato nelle scorse ore alla Camera e che è costato l’espulsione dal M5s di Sara Cunial, in riferimento agli articoli relativi a Xylella. È stato lanciato dai medici di ISDE e Navdanya International, l’organizzazione che fa capo proprio alla Shiva.

Sono state oltre 200 le firme raccolte in poche ore tra personalità del mondo accademico, scientifico, economico, giuridico, agricolo registrando anche la partecipazione di molte associazioni e organizzazioni della società civile: anche in vista del passaggio in Senato, si chiede la modifica degli articoli 6 e 8. Quest’ultimo, in particolare, recita: “Le misure fitosanitarie ufficiali e ogni altra attività ad esse connessa, ivi compresa la distruzione delle piante contaminate, anche monumentali, sono attuate in deroga a ogni disposizione vigente”.

“Le criticità trasformate in emergenza hanno spesso consentito di agire in deroga a importanti leggi di tutela e di realizzare piani contrari a qualsiasi sostenibilità e scientificità. – si legge nella lettera aperta che è stata inviata a tutti i parlamentari italiani – Con questo decreto le caratteristiche di necessità e urgenza saranno però la prassi. In pratica l’eccezionalità diverrà la norma”. Si andrà in deroga a tutto: alla Costituzione, nonché alle leggi nazionali e regionali atte a salvaguardare la salute delle persone, dell’ambiente e delle libertà personali, “non per proteggere i cittadini bensì per tutelare comparti agroindustriali ed economici – rimarcano i sottoscrittori – con conseguenze gravissime in quanto l’agricoltura, così come la gestione delle fitopatie, sono ormai inscindibili da considerazioni di tipo sociale, ambientale, climatico, alimentare, sanitario, paesaggistico ed economico”.

“Se questo Decreto non verrà modificato – aggiungono – da oggi in avanti, con il pretesto di un’emergenza agronomica, si potrà soprassedere a un principio civile costituzionale tanto fondamentale quanto elementare: la prevalenza del diritto di tutti all’ambiente sano, al paesaggio e alla salute sull’interesse economico di pochi. E lo fanno nella maniera peggiore: semplicemente cancellando l’obbligo di valutare gli effetti ambientali dei piani fitosanitari – concludono i proponenti della coalizione – Faremo tutto ciò che è in nostro potere per evitare questa pericolosa deriva democratica e portare alla luce della comunità nazionale e internazionale questa incresciosa situazione”.

 

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