Xylella, associazioni ambientaliste all’attacco: “Noi escluse da tutto”

LECCE-  Impegnate da decenni sul territorio, ma escluse da tutti i tavoli di discussione e dagli incontri istituzionali su Xylella. In particolare, fuori dal dibattito sugli emendamenti con cui modificare il decreto emergenze su Xylella, sulle misure dedicate ai reimpianti del Psr Puglia e sugli interventi normativi di prossima adozione. Non sono state invitate ai tavoli istituzionali promossi in particolare dal Governo e dalla Regione e alle audizioni delle Commissioni agricoltura del Parlamento.

Legambiente Puglia, Puglia Forum Ambiente e Salute, WWF, Salento Associazione Culturale Salento Sostenibile e Italia Nostra puntano i piedi ora che si apre la discussione sulla revisione del decreto Centinaio, con la cui approvazione si prospettano rischi non di poco conto in ambito sanitario e ambientale, come hanno già avuto modo di lamentare i medici di Isde e i produttori biologici affiliati ad Aiab.

È questa cordata di realtà ad avanzare ora delle controproposte, ritenute “essenziali per tutelare il territorio e promuoverne al contempo una rigenerazione agro-ecologica ed anche economica”. Ok da parte loro alla velocizzazione dei reimpianti nelle zone più colpite dal disseccamento, ma questo “non deve essere il cavallo di Troia per derogare norme di protezione ambientale, che tutelano il territorio in ragione di diverse prospettive (naturalistiche, idrogeologiche, turistiche, paesaggistiche, sanitarie) tutte importanti per il suo sviluppo armonioso”. Le deroghe previste nel decreto, invece, scavalcano tutti i vincoli e tutte le procedure in nome di un’emergenza che dopo sei anni dal suo accertamento è diventata quantomeno strutturata.

Secondo le associazioni ecologiste, vanno indicate le zone favorevoli al reimpianto delle sole due cultivar dichiarate tolleranti ma anche le alternative colturali sostenibili; va promossa la biodiversità in alternativa alla monocultura così come l’imboschimento e l’aridocultura, essenziale a fronte di una progressiva salinizzazione della falda. Ritengono che vadano totalmente scoraggiati nuovi oliveti super-intensivi e intensivi di Leccino e Favolosa a favore di quelli semintensivi che richiedono solo irrigazione iniziale e di soccorso.

Vanno sostenute le pratiche agricole di cura e contrasto, a tutela e preservazione degli uliveti delle cultivar tradizionali ancora vegeti anche all’interno dei primi focolai; la legna non dovrebbe andare tutta in fumo ma inserita in una filiera agro-artigianale-industriale come quella dell’ebanisteria. Un freno, poi, all’espianto degli olivi monumentali, che secondo le associazioni vanno resi “archeoliveti”, “parchi vegetali della memoria”.

 

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