Inquinamento a Cavallino, sorvegliati speciali i pozzi intorno alle discariche. Provincia: “Società responsabile”

CAVALLINO- I pozzi intorno alle discariche di Cavallino diventano sorvegliati speciali a causa della presenza di inquinanti nella falda. Non solo, per la prima volta la Provincia di Lecce addita qualcuno come responsabile del superamento dei contaminanti. E quel qualcuno, a suo avviso, non può che essere il gestore delle discariche, la società Ambiente e Sviluppo.

Sono novità importanti quelle che emergono da due recenti atti che irrompono in questa vicenda, riporta alla ribalta grazie all’impegno del “Comitato libero per la salvaguardia della salute e dell’ambiente di Cavallino e Castromediano”, che ha funto da stimolo costante.

Il primo atto è un’ordinanza emanata dal sindaco Bruno Ciccarese: il 21 aprile scadranno i trenta giorni entro i quali i proprietari dei pozzi ricadenti nel raggio di 2,5 chilometri dall’impianto di trattamento rifiuti di Masseria Guarini dovranno effettuare specifiche analisi. Il sindaco si è mosso in tal senso in seguito alla nota del 12 marzo con cui la Asl ha chiesto ai tre Comuni di Cavallino, San Donato e San Cesario di provvedere ad effettuare un censimento dei pozzi autorizzati nella zona, “nonché di disporre, con apposita ordinanza, che i proprietari provvedano ad un’analisi dei parametri oggetto di superamento” delle Concentrazioni soglia. Nel tavolo tecnico del 21 febbraio, a dire il vero, il dottor Alberto Fedele, direttore del Servizio Igiene e Sanità Pubblica della stessa Asl, si era spinto a dire che “a scopo precauzionale” fosse già allora “opportuno interdire l’emungimento dai pozzi privati anche per uso irriguo”. La sospensione dell’utilizzo di quelle acque, invece, sarà prevista ora nel caso in cui dalle nuove analisi ordinate ai proprietari vengano accertati gli sforamenti. A effettuare quei controlli, stando agli impegni assunti in seno al tavolo tecnico, avrebbe dovuto essere la Società Ambiente e Sviluppo, ma non si è mossa.

Eppure, la situazione desta preoccupazione già dal 2016. Da tempo, sopra i livelli di guardia nei pozzi spia delle due discariche ci sono i parametri di alcuni metalli pesanti, Manganese e Nichel in particolare. Erano già alti a dicembre, lo sono rimasti anche nelle nuove analisi comunicate a febbraio. In quelle più recenti, acquisite agli inizi di aprile dalla Provincia ed effettuate a gennaio e febbraio dalla stessa società, è emerso anche dell’altro: nella falda che scorre sotto Masseria Guarini sono stati superati anche i livelli di Ferro, Ammonio, Tallio e Zinco (oltre che di Manganese e Nichel); in quella de Le Mate, schizzano i parametri di Ammonio, Manganese, Ferro, Zinco. Il 4 aprile, Ambiente & Sviluppo ha informato “che non ritiene di adottare, nell’immediato, misure di prevenzione o di messa in sicurezza di emergenza a causa della limitata estensione delle aree ove si sono riscontrati i superamenti, assumendo l’impegno, quale soggetto interessato non responsabile, a presentare, nei prossimi trenta giorni, il piano di caratterizzazione”.

Per Arpa, invece, bisogna muoversi. E in fretta. A suo avviso “non ci sono elementi che ragionevolmente indichino sorgenti diverse dalle discariche” per quegli inquinanti. La Provincia ha aggiunto che “nessun adeguato elemento probatorio, inequivoco ed oggettivo è stato fornito dal gestore Ambiente & Sviluppo s.c. a r.l. per escludere la correttezza e la coerenza dell’operato di ARPA”. Ne deriva che Palazzo dei Celestini ha identificato nella società “il responsabile dell’evento di superamento” delle soglie dei contaminanti.

Ecco perché, il 5 aprile, ha emanato per la prima volta nei suoi confronti l’ordinanza con cui impone entro un mese di presentare un Piano di indagini per la caratterizzazione ambientale del sito, ma anche di procedere in 24 ore “ad attuare le necessarie misure di prevenzione ivi compresa la riduzione ed il mantenimento, al minimo consentito dai sistemi di pompaggio, del battente di percolato nei pozzi di raccolta della discarica”.

E ci sono verifiche approfondite ora da dover fare, visto che i campionamenti Arpa più volte negli ultimi anni hanno provato anche la costante crescita nei pozzi spia dei livelli dei pericolosi Carbonio Organico Totale, Tetracloroetilene, Benzoapirene e degli Ipa, che sono cancerogeni certi.

 

Tiziana Colluto

 

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