Inchiesta su Emiliano, al vaglio rapporti tra società e Regione

BARI – Altri sei mesi di indagini. E’ quanto notificato nel palazzo presidenziale, ieri, dalla Guardia di Finanza, su richiesta della Procura di Bari. Una proroga delle indagini, per accertare se, come sostenuto dai magistrati, quelle fatture pagate da due imprenditori baresi alla società di comunicazione che ha curato la campagna elettorale di Michele Emiliano per le primarie del 30 aprile 2017, siano lecite e regolari. E, soprattutto, per capire i legami tra gli imprenditori e la Regione.

Perché la tesi che supporta l’intera inchiesta nella quale risultano indagate cinque persone in tutto, è proprio questa: le fatture sono state emesse per altri motivi, ovvero per saldare la campagna elettorale del governatore. Ma i due imprenditori sono titolari di due aziende che con la Regione Puglia avrebbero rapporti di lavoro.

Le due aziende sono la Ladisa srl e la Margherita srl, rispettivamente di Vito Ladisa e Giacomo Pietro Paolo Mescia. La finanza sta accertando – e per questo ha acquisito non solo le chat e le mail di Emiliano e del suo Capo di Gabinetto Stefanazzi, entrambi indagati ma anche documenti, determine e delibere  – se esistano finanziamenti, contributi, gare di appalto, in favore delle due società. In più si cerca anche traccia nelle scritture contabili della fattura da 59 mila euro emessa nell’ottobre 2017 dall’agenzia torinese Eggers 2.0 il cui titolare Pietro Dotti è indagato. Si cerca un collegamento, dunque, tra la fattura alla Eggers e i rapporti tra le aziende che l’hanno pagata e la Regione.

Emiliano è accusato di abuso di ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità, e in concorso di reati tributati per l’emissione di fatture o documenti per operazioni inesistenti. Il Capo di Gabinetto in concorso per induzione indebita. Mescia e Ladisa per fatture false. Stessa accusa per Dotti, che nei confronti di Emiliano vantava un credito di 65 mila euro per due fatture da 24 e 59 mila euro.

Emiliano dopo aver denunciato la fonte che cond ue giorni di anticipo lo ha informato dell’inchiesta, ora preferisce non palare.

 

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