Meno malati di tumore si curano fuori: la Rete oncologica contro i viaggi della speranza

LECCE- E’ stata concepita come un freno ai “viaggi della speranza” e prevede una riorganizzazione totale dei servizi al malato di cancro. Punta, soprattutto, ad abbattere i tempi della sua presa in carico, per garantire che avvenga entro un massimo di tre giorni. La Rete Oncologica Pugliese, presentata nel pomeriggio all’Open Space di Lecce, è già a regime dal 14 gennaio scorso. In sostanza, mette a sistema l’offerta sanitaria di tutta la regione: il motore è l’Unità di Coordinamento che raccorda i 18 Centri di Orientamento Oncologico dislocati negli ospedali fino alle singole unità operative e ai gruppi interdisciplinari per patologia.

Nelle intenzioni, la Rete serve a velocizzare i tempi di intervento ma anche ad agevolare la vita dei pazienti, evitando lunghe attese e spostamenti da una struttura all’altra, anche per il solo disbrigo di pratiche burocratiche. Poi, c’è l’altro aspetto di particolare rilevanza, cioè la definizione dei Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali (PDTA) per ciascuna delle principali patologie tumorali (polmone, prostata, mammella, colon retto, utero) in ambito oncologico regionale.

“E’ il primo anno – ha sottolineato Gianmarco Surico (Coordinatore Operativo UCOOR) – in cui abbiamo un decremento della mobilità passiva, 700 in meno rispetto all’anno prima: è il segnale che i pazienti stanno apprezzando il modello e che esso sta funzionando”.

All’evento leccese sono intervenuti il Vice-Prefetto dr.ssa Marilena Sergio (sub commissario del Comune di Lecce), il dr. Rodolfo Rollo Commissario Straordinario della ASL Lecce, il dr. Gianmarco Surico (Coordinatore Operativo UCOOR), il dr. Gaetano Di Rienzo (Coordinatore DIOnc – Salentino – Lecce), la presidente AIOM Puglia dr.ssa Silvana Leo e il vice-presidente FAVO cav. Francesco Diomede. Quest’ultimo ha ricordato che “grazie alla rete e alle eccellenze pugliesi si può vincere la battaglia contro i tumori”, compresa la novità in arrivo del certificato introduttivo oncologico, ai fini dell’invalidità, da affiancare al codice d’esenzione 048: “Le persone – ha sottolineato – vanno seguite lungo tutta la filiera, dalla diagnosi alla terapia”.

“Se la rete esiste – ha aggiunto Surico – è grazie agli stimoli arrivati dalle associazioni. Noi stiamo riuscendo a tradurre tutto ciò nella rete, con gli snodi dei centri di orientamento oncologici, ciò che crea le condizioni per migliorare sempre più la qualità dell’offerta sanitaria. Oggi la Puglia è l’unica regione del Sud ad aver deliberato la rete, tra le otto che l’hanno fatto, ma sono solo tre già attive: Piemonte, Veneto e appunto Puglia. Stiamo mettendo le mani – ha rimarcato – su temi delicati come l’alta mortalità per alcuni determinati tumori, puntando su strutture che abbiano volumi e competenze adeguati”. Qualità, numeri e competenze che saranno riconosciuti attraverso l’accreditamento, un fronte su cui è impegnata la Regione Puglia.

“Lo sforzo che stiamo portando avanti è notevole – ha confermato Di Rienzo – ma è fondamentale che le persone siano informate. La macchina è appena partita, stiamo affrontando e superando alcune difficoltà organizzative e anche di mentalità, ma stiamo andando avanti con entusiasmo. La mobilità passiva è storicamente alta qui a Lecce – ha scandito – ed è necessario formare e informare i medici, oltre che i cittadini. Nella Chirurgia Toracica di Lecce facciamo interventi mini-invasivi d’avanguardia da anni, oltre 500, eppure vi sono molti leccesi che continuano a farsi curare fuori regione e non sempre con esiti positivi”.

“In due anni – ha detto Leo – abbiamo centrato l’obiettivo di far nascere la rete. Il fattore vincente è l’organizzazione e il COrO è la risposta giusta, perché è il valore aggiunto da affiancare alle professionalità che già erano presenti. In questo sistema si lavora fianco a fianco, in modo unitario, medici, pazienti e volontari ed è ciò che serve per battere i tumori”.

Sollecitazioni raccolte da Rollo, che ha fatto il punto della situazione leccese: “Cambiare l’organizzazione di una ASL non è semplice – ha affermato – è un “elefante che va spostato” ma è ciò che stiamo facendo, perchè tutti i professionisti che vi lavorano hanno capito che con i COrO siamo passati dall’”io” al “noi”. Un modello che impegna più reparti, più aree, a partire dalla refertazione dell’Anatomia Patologica che ha velocizzato i tempi delle prestazioni. Abbiamo fatto i conti con le importanti liste d’attesa presenti per gli esami delle grandi macchine e ci siamo messi in pari per permettere al COrO di poter erogare la prenotazione diretta, con priorità clinica di 72 ore, al paziente ricoverato ma anche a quelli che entrano comunque nel circuito. Vi rientrano anche le strutture private, che devono giocare un ruolo suppletivo rispetto al pubblico, non prestazionifici ma attori inseriti nel sistema con agende dedicate. La prossima settimana faremo questi nuovi contratti proprio con le strutture private, un capitolo che va affrontato ad invarianza di risorse ma con economie che vanno ri-orientate sulle evidenze epidemiologiche e sui percorsi tracciati”.

 

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