“Olivicoltura morta prima di Xylella”, ora si pensa al dopo Pac

LECCE- “L’olivicoltura salentina è morta già prima di Xylella”. Non usa mezzi termini Angelo Frascarelli, docente di Economia e Politica Agraria all’Università di Perugia, riconosciuto come uno dei più autorevoli esperti italiani di politica agricola comunitaria e sviluppo rurale. E nel convegno organizzato dall’Accademia dei Georgofili e dall’UniSalento all’hotel Hilton, in mattinata, spiega il perché e come bisognerà guardare avanti, sganciandosi dal cordone dei contributi europei, vissuti spesso in maniera assistenziale. Il tema trattato è importante: quali saranno le prospettive per l’olivicoltura salentina dopo la malattia che flagella gli ulivi e dopo anche la Politica agricola comunitaria successiva al 2020.

Per i Georgofili bisogna sensibilizzare le istituzioni, i produttori agricoli, le loro Organizzazioni e la cittadinanza in generale “per predisporre un piano di ricostruzione del territorio che coinvolga l’agricoltura e tutte le altre attività economiche (turismo, artigianato, commercio, piccola e media industria, servizi)”.

Tra i punti proposti: recupero e razionalizzazione degli oliveti tradizionali, realizzazione di nuovi impianti con l’impiego di cultivar resistenti/tolleranti al batterio Xylella fastidiosa, l’introduzione di nuovi sistemi produttivi. Su questi sono stati chiamati a ragionare anche gli studenti.

Bisognerà coniugare, però, l’innovazione tecnologica con le specificità paesaggistiche e con le esigenze ambientali, prevedendo inoltre la diversificazione colturale e l’utilizzo delle aree marginali e dei piccoli appezzamenti per la forestazione e la rinaturalizzazione.

 

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