Aeroporti di Puglia, il futuro (forse) è in borsa

BARI – Addio alla privatizzazione. Il futuro della società Aeroporti di Puglia potrebbe essere quello della quotazione in borsa.

A dirlo il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, a margine della presentazione del Piano Strategico della società. L’addio ai privati – come vi avevamo già annunciato ad inizio anno – è ormai certo. Il motivo è che ormai Aeroporti cammina con le proprie gambe, dopo una decisa azione di irrobustimento finanziario effettuata dal socio unico Regione e dopo una serie di azioni che hanno portato a casa il risultato. In buona sostanza, ora AdP è economicamente in grado di fare, ad esempio, operazioni come gli accordi con nuovi vettori, senza chiedere soldi al socio unico. Dunque, non c’è più ragione per aprire a soci privati.

Che fare, dunque? L’ipotesi percorsa in queste settimane è quella della quotazione in borsa. “Ci sono molte società pubbliche quotate in borsa” ha premesso Emiliano aggiungendo che è stato sin qui fatto un lavoro “di bonifica delle incongruità del passato” come, dice, “gli stipendi troppo alti dei dirigenti”. “Ora stiamo valutando la quotazione in borsa. Non sarebbe una privatizzazione classica, ma sarebbe una privatizzazione popolare. Sono dell’idea che anche le società pubbliche quando ben gestite debbano concorrere sul mercato finanziario per piazzarsi ancora meglio, senza chiedere soldi a Pantalone, cioè ai cittadini chiamati a risanare ogni  svarione della società”.

Ma questa, al momento, è ancora una ipotesi.

Il Piano strategico, intanto, prevede – come anticipato a gennaio – la rinegoziazione del contratto con Ryanair e la possibilità per lo scalo di Brindisi di ampliare l’offerta low cost con Wizz Est Europa, Blu Air Romania. Oltre che di “esplorare mercati attualmente non serviti o sottoserviti, come ad esempio, Uk (Fuori Londra), Francia e Nord Europa. Ma l’ipotesi è anche quella di tagliare le rotte Rynair per Pisa, Venezia e Torino dal 2020, come conseguenza di minori incentivi, con una sforbiciata anche alle rotte internazionali. Tutte tratte che bisognerà tentare di ripristinare con accordi con gli altri vettori. Lo scalo di Brindisi ha totalizzato nel 2017 4 milioni di euro di ricavi dalle attività non strettamente legate ai viaggi. Tutte attività e spazi che saranno rivisti e rilanciati nel breve periodo per ottenere, secondo le previsioni, un ulteriore incremento di ricavi di 1,1 milione di euro all’anno.

Ma la grande criticità dello scalo brindisino resta il trasporto pubblico. La conferma arriva dai dati sui mezzi con cui i passeggeri raggiungono l’aerporto: il 36% è costretto a scegliere l’autonoleggio, un ulteriore 36% è accompagnato da amici o parenti. Ciò a conferma della ben tristemente nota carenza di mezzi pubblici. Il collegamento ferroviario tra Aeroporto, Stazione e Porto è previsto per il 2024. Quello tra lo scalo e la linea ferroviaria adriatica (Brindisi/Bari/Taranto) con la nuova stazione, porta la data del 2028 (il CIPE ha finanziato 60 degli 80 milioni di euro necessari, lo scorso anno). Il nuovo collegamento bus dalla fermata Perrino sulle linee Brindisi-Taranto e Brindisi-Lecce è previsto nel 2024 (l’appalto finanziato dal CIPE con 20 milioni e contrattualizzato nel 2017 è fermo per ricorsi delle altre ditte in graduatoria). L’accoglienza dei passeggeri nel polo Air&Cruiser con banchine imbarco e sbarco e riduzione dei tempi di collegamento tra porto e aeroporto e la realizzazione del polo Air&Bike, sono previsti per il 2030. Il collegamento ferroviario con Taranto e Lecce è “poco frequente” e si legge nel report “la minaccia è la scarsità dei fondi per potenziarie il trasporto pubblico locale e la resistenza da parte degli operatori di trasporto nell’attuazione di una maggior integrazione tariffaria ed informativa”.

Nessuna novità per l’aeroporto di Grottaglie che conferma la vocazione suborbitale e cargo.

 

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