Interdittiva antimafia, Gial Plast “benevola con dipendenti controindicati”

TAVIANO- Non c’è solo la presenza di dipendenti “sospetti” o del socio di maggioranza “controindicato” dagli investigatori. A pesare sull’interdittiva antimafia notificata nei giorni scorsi alla società Gial Plast di Taviano, che gestisce la raccolta dei rifiuti in diversi comuni del Leccese, del Brindisino e del Foggiano, c’è anche altro. C’è l’atteggiamento tenuto dalla società nei confronti di quei lavoratori e ci sono anche i rapporti con altre imprese a loro volta destinatarie di interdittive antimafia e con le quali, in raggruppamento, ha anche ottenuto appalti pubblici. Per aggiudicarsi la raccolta dei rifiuti nell’Aro 11, che comprende Gallipoli, Alliste, Melissano, Racale e Taviano, ad esempio, Gial Plast si era presentata con la Camassambiente di Bari, colpita da interdittiva, poi annullata dal Consiglio di Stato, perché al suo interno vi sarebbero stati appartenenti a cosche calabresi della ‘Ndrangheta.

Gial Plast, per il tramite dei suoi legali, ha già fatto sapere di voler avviare le procedure per allontanare i 30 dipendenti con precedenti penali, alcuni gravati da condanne definitive e/o sottoposti a processi penali per gravi reati anche di carattere associativo o ritenuti esponenti di spicco della criminalità locale, come il clan Padovano. Problemi sono stati sollevati anche per la figura del vicepresidente del cda Martino Lacatena, di Melissano, socio di maggioranza, su cui il Comando provinciale dei carabinieri ha comunicato la sussistenza di controindicazioni: è imputato per corruzione nel processo che ha portato allo scioglimento del Comune di Cellino San Marco; è imputato anche in un processo per traffico illecito di rifiuti e gestione non autorizzata di rifiuti.

Ma, come detto, c’è di più: c’è quella che nell’informativa è definita “condotta artatamente ‘benevola’ posta in essere dalla Gial Plast nei riguardi dei dipendenti controindicati, per i quali l’avvenuta cessazione del rapporto lavorativo (in alcuni casi molto breve) è intervenuta sempre per scadenza naturale del contratto a termine” e comunque “mai per iniziativa dell’impresa che, invece, in molti casi ha mantenuto inalterati i rapporti di lavoro nonostante il notorio spessore criminale di alcuni di essi e i numerosi arresti intervenuti nel tempo per molti” di quei soggetti.

Nelle riunioni in Prefettura tenutesi il mese scorso, inoltre, sono stati passati al setaccio “i complessi intrecci di affari” con altre società. Ed è emerso, come detto, il rapporto con la Camassambiente, a cui poi è subentrata la Colombo Biagio srl di Monza, nella quale a dicembre sono transitati cinque lavoratori ritenuti tutti “affiliati al clan Padovano” e cioè Marcello Caiffa, Salvatore Cardellini, Giovanni Della Ducata, Daniele Natali e Massimiliano Scialpi, “il cui passaggio da un’impresa all’altra, legata ad essa da Rti (raggruppamento temporaneo di imprese, ndr) – è riportato testualmente nell’informativa – denota una ragionevole condivisione di finalità illecite”.

Tra gli attuali dipendenti, anche Luigi Tommaso Pizzi, di Ugento, considerato “personaggio di spicco del clan Scarcella”, già dipendente in passato della Geotec di Gianluigi Rosafio, altra azienda destinataria di interdittiva; Giuseppe Carroccia, Trianni Scigliuzzo, Roberto Coronese, ritenuti attigui al clan Padovano. Un numero “significativo” di dipendenti, poi, prestava in precedenza attività nella Navita di Modugno, costituita al 20 per cento dalla “Ariete società cooperativa di produzione e lavoro”, raggiunta anche questa da interdittiva nell’ottobre scorso.

Infine, è stato accertato che Fausto Viva, legale rappresentante della Gial Plast, in passato è stato amministratore della Ecogest e prima ancora presidente del cda della “Orizzonti Nuovi” di Supersano: in tutte queste società è transitato “senza soluzione di continuità”, come dipendente, Giuseppe Corrado, senza che il suo spessore criminale scoraggiasse Viva a “mantenere inalterati i rapporti di lavoro/dipendenza”. Corrado, gravato già da precedenti per detenzione illegale di armi, rapina e droga, è stato dipendente della Gial Plast fino al 30 maggio 2017, cioè fino a quando non è stato arrestato nell’ambito dell’operazione Diarchia perché ritenuto figura di spicco del clan di Tommaso Montedoro, sovraintendente per suo conto sui territori di Supersano e Ruffano.

 

t.c.

 

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