Prete pedofilo ammette gli abusi. Alla vittima: “Adesso cosa vuoi? dammi l’IBAN”

SALENTO – A distanza di tempo contatta il prete che meno di un anno fa ha denunciato per molestie sessuali. Colpo di scena: ottiene una confessione. Non solo, il parroco insiste per fargli un bonifico.

I presunti abusi che la vittima fatica a dimenticare e per i quali chiede spiegazioni risalirebbero al 1988, 31 anni fa. All’epoca dei fatti il prete esercitava nel nord Salento. Dopo la denuncia della prima vittima, altre sei si sono fatte avanti. Avviata un’inchiesta, il prete è stato allontanato dalla Curia.

Quella che ascolterete nel corso del nostro tg è una recente conversazione tra i due, resa pubblica da “Rete l’abuso”, associazione a tutela delle vittime di pedofilia per mano della chiesa e reati simili.

Perchè quelli abusi quando avevo 10 anni?” chiede l’uomo.

Il prete risponde: “Era affetto sincero, è stata una debolezza, era perché ti volevo bene (…) adesso dimmi pure cosa vuoi“..

Poi la richiesta del codice IBAN, per “un aiuto, ti mangi una pizza -incalza il don –ti faccio un regalo di matrimonio no?

Secondo il racconto della presunta vittima, messo nero su bianco in Questura, il parrocco avrebbe approfittato di un momento di fragilità del ragazzino dovuto ad una situazione familiare critica. A 10 anni il denunciante sognava di diventare sacerdote. Il parroco gli sarebbe stato vicino in questa fase delicata, supportandolo negli studi e poi abusando di lui per 6 anni di seguito. L’uomo, che ha cercato di rifarsi una vita all’estero, si è rivolto all’associazione “Rete l’abuso” nel 2016, si è detto perseguitato dal passato, tanto da risentirne anche in salute.

Il prete, durante la chiamata, continua a rassicurarlo: “Sono cose naturali -dice – nella vita dell’affettività non è che ci sono le telecamere. Adesso si è ingrandita la cosa. Pensi che anche io non abbia avuto problemi? Tutti li abbiamo avuti, però li abbiamo superati“.

Dopo svariati inviti rivolti dal prete all’interlocutore a fornire il codice IBAN, il parroco chiama in causa impropriamente il Vescovo. Invita l’uomo ad incontrarlo, dice di aver già parlato con Mons. Seccia, “chiamalo, so che hai bisogno di una persona autorevole, digli quello che senti nel cuore” incalza.

Un riferimento arbitrario e che potrebbe essere frainteso. Su questo, di fatto, la Curia ha scelto di difendersi nelle sedi opportune.

E.Fio

 

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