Dai parlamentari M5S un’interrogazione contro il Procuratore Mignone. La difesa: ricostruzione parziale

LECCE- Un’interrogazione parlamentare ai ministri delle Infrastrutture e dei Trasporti e dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare. Parte da sette parlamentari del Movimento 5 Stelle: Dessì, Santillo, Riccardi, L’Abbate, Di Nicola, Lomuti e Castellone, una richiesta di chiarimenti su una vicenda che riguarda il Procuratore Aggiunto di Lecce Elsa Valeria Mignone, proprietaria di un’abitazione a Porto Cesareo, per cui una piccola parte è risultata, dopo un riperimetrazione, sul demanio marittimo. I parlamentari, nella loro ricostruzione, partono dalla pubblicazione all’Albo Pretorio del Comune di Porto Cesaraeo, il 28 giugno 2018, della domanda di concessione demaniale marittima richiesta della dottoressa Mignone, che non è l’unica proprietaria essendo, l’immobile, una palazzina a tre piani.

La richiesta del procuratore è tesa ad ottenere il rilascio della concessione per un’area demaniale marittima di circa 42,60 metri quadrati, in località Scalo di Furno-Bacino grande, allo scopo- si legge nell’interrogazione- di mantenere una porzione di fabbricato a tre piani e relativo giardino di pertinenza. Il 6 novembre 2018 la dottoressa Mignone- e anche questo viene riportato nell’interrogazione dei 5 Stelle- ha inoltrato alla Capitaneria di porto di Gallipoli, alla Direzione regionale Puglia e Basilicata dell’Agenzia del demanio, al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e al Provveditorato di Bari (ufficio genio civile), una richiesta di sollecito alla conclusione dell’istanza di sdemanializzazione presentata con nota del 21 dicembre 1978 e acquisita in pari data al protocollo della Capitaneria di porto di Gallipoli. Richiesta che i 5 stelle interpretano, evidentemente, come l’insistenza, dopo 41 anni, nell’ottenere la sdemanializzazione dell’area su cui sorge l’immobile che- dicono- costruito all’interno del sito archeologico di Scalo di Furno-Bacino grande, area di grande pregio ambientale sottoposta a vincolo di inedificabilità assoluta, disti 76 metri dal nucleo centrale del sito stesso e 13 metri dal mare. Infine i parlamentari chiedono se i Ministri siano a conoscenza dei fatti, se, nell’ambito delle proprie competenze, vogliano valutare l’opportunità di adottare iniziative in relazione a quanto descritto; se e quali iniziative, nei limiti delle proprie attribuzioni, intendano assumere, al fine di arrestare il fenomeno dell’abusivismo edilizio e della cementificazione selvaggia, che arreca gravi danni al territorio, all’ambiente, alla convivenza civile e al concetto stesso di legalità.

Ben diversa la ricostruzione dei fatti da parte della difesa, l’avvocato Saverio Sticchi Damiani: “L’immobile di Porto Cesareo è stato legittimamente assentito con licenza di costruzione ed è stato realizzato conformemente al progetto asserito. Una delle unità immobiliari realizzate è stata, successivamente, acquistata con regolare atto notarile del 1969, dal padre della dottoressa Mignone. Soltanto nel 1970 la Capitaneria di Porto ha accertato che una ridotta porzione dell’area di sedime dell’immobile scadeva in uno spazio demaniale. A valle di tale accertamento, i proprietari dell’epoca, con istanza del settembre 1970, poi reiterata nel 1978, a seguito del parere favorevole del Ministero della Marina Mercantile (oggi MIT) nel senso che “la zona non interessa i pubblici usi del mare”, avanzavano formale richiesta di sdemanializzazione dell’area, in esito alla quale venivano acquisiti i pareri favorevoli da parte di tutti gli Enti preposti: tale procedimento è ancora in corso e la sua definizione è stata sollecitata, da ultimo, con istanza del 6/11/2018. Nelle more della definizione di detto procedimento, le autorità preposte concedevano l’uso dell’area demaniale senza soluzione di continuità ai proprietari, i quali corrispondevano regolarmente il canone concessorio. Da ultimo, in data 1/5/2014, la dottoressa Mignone subentrava, a seguito della dipartita della propria madre, nella titolarità dell’immobile e, dopo specifica istanza, nella titolarità del rapporto concessorio, provvedendo regolarmente, al pagamento dei canoni. La concessione demaniale n. 19/2007 , rilasciata in favore della madre della d.ssa Mignone, riporta un timbro attestante la proroga della concessione sino al 31/12/2020.

Così ricostruiti i fatti, non è dato comprendere le ragioni per cui oggi, a distanza di oltre 50 anni dalla realizzazione dell’immobile con una prospettazione in fatto assolutamente errata e fuorviante, venga posta all’attenzione pubblica una simile vicenda”.

Mariella Costantini

 

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