Carcere per chi non abbatte gli ulivi: emendamento dichiarato inammissibile

ROMA – Un pena estrema, da 1 a 5 anni di carcere: adesso quell’emendamento anti-xylella dal taglio duro, durissimo, adesso è stato dichiarato inammissibile. Inserito nel decreto semplificazione, è stato così bollato dalla presidenza del Senato nelle scorse ore, mentre era in corso il dibattito in aula.

La pena della reclusione era prevista anche per chiunque non applicasse le altre misure ufficiali fitosanitarie imposte, compresa la distruzione delle piante e dei prodotti delle piante contaminate.

Il pugno duro dal governo gialloverde, dunque, salta. Questo è, inoltre, il primo emendamento a cadere nella trattativa tra Movimento 5 Stelle e Lega, tra gli emendamenti da tagliare o salvare. Ad avere inciso, di certo, le perplessità manifestate dal Presidente Mattarella, considerato che il dl rischiava di trasformarsi in un decreto “omnibus”, ossia un provvedimento applicabile a settori e necessità urgenti di diversa tipologia.

Era stato invocato da più parti politiche pugliesi e anche dal fronte dei gilet arancioni, gli agricoltori che hanno manifestato a Bari e il 13 gennaio a Monopoli. L’emendamento era stato annunciato dal ministro delle Politiche agricole, il leghista Gian Marco Centinaio, ma la previsione del carcere al posto della multa era una novità di assoluto rilievo.

Un modo per provare a evitare disobbedienze, ricorsi e ritardi da parte dei proprietari degli oliveti, pensando di poter rendere così più veloci le procedure di distruzione delle piante soprattutto nelle zone cuscinetto e di contenimento. In quella fascia, tra il nord Brindisino e il Sud Barese, sono stati compresi ultimamente anche altri sette comuni, vale a dire Monopoli, Alberobello, Locorotondo, Castellana Grotte, Noci, Conversano e Polignano a Mare.

Tacciato di essere “da film horror” dal leader pentastellato Beppe Grillo, adesso all’emendamento choc bisognerà rimetter mano.

 

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