Metalli e cancerogeni in falda, sotto accusa le discariche di Cavallino

CAVALLINO- Il valore spia è quello del Manganese, da anni costantemente al di sopra delle concentrazioni soglia previste per legge, in alcuni casi anche di cinque volte superiore. Non c’è però solo questo: nella falda superficiale che scorre sotto alle discariche Le Mate e Guarini di Cavallino ci sono anche altri inquinanti pericolosi e cancerogeni certi. E poi c’è un altro dato pesante: a dieci anni dal riscontro dei primi superamenti, documentati da Arpa e poi anche dagli stessi gestori, ad oggi non è stata attivata la procedura di caratterizzazione del sito. Peggio: a fine 2018, come evidenziato da una dirigente Arpa, per Masseria Guarini, impianto esistente da quasi vent’anni, la documentazione progettuale prodotta non consente neppure di stabilire quali sono davvero i pozzi a monte e quali a valle della discarica, in base all’andamento della falda.

In Provincia è attesa la riconvocazione del tavolo tecnico che si occupa della questione. “C’è urgenza di ricontrarsi”, dice il direttore del dipartimento leccese di Arpa, Roberto Bucci. È sua intenzione, infatti, “chiedere di estendere i controlli anche ai pozzi privati intorno alle discariche, con attività e spese a carico della società Ambiente e Sviluppo, individuando un’area vasta di interesse e un campione di pozzi significativo”. Gli ultimi dei tre monitoraggi annuali, disposti dal 2016 in maniera rafforzata sui pozzi spia delle discariche, sono stati effettuati a novembre. Le analisi di Arpa non sono ancora disponibili, ma quelle di autocontrollo comunicate agli enti dalla società Ambiente&Sviluppo, il 12 dicembre scorso, confermano gli sforamenti di Ammonio, Nichel e Manganese. Per quest’ultimo, l’azienda ha sostenuto che derivi da sacche manganifere presenti in natura nella zona.

I campionamenti effettuati da Arpa testimoniano, però, poi, che negli ultimi anni più volte sono state oltrepassate le soglie massime di contaminazione di TOC Carbonio Organico Totale (negli anni 2009, 2010, 2016, 2018), di Tetracloroetilene (2009, 2010), Ferro (2014, nel 2016 era pari al doppio nel pozzo 5 a Le Mate) e poi ancora metalli pesanti quali Zinco (2013), Nichel (2014, 2016, 2017, 2018), Manganese (2016, 2017, 2018).

A Masseria Guarini, tuttavia, c’è dell’altro: è la prima delle due discariche di Cavallino, sorge accanto all’impianto di biostabilizzazione ancora funzionante e di fronte a quello di produzione di cdr, autorizzata nel 2008 e chiusa per esaurimento con provvedimento del novembre 2012 ( i conferimenti erano già cessati dal 9 marzo 2009). Nel pozzo 4, i parametri di Benzoapirene sono cresciuti tra il 2016 e il 2017 (a fronte di valore soglia pari a 0,01, si è passati da 0,015 a 0,05 tra ottobre 2016 e marzo 2017); nel marzo 2017, poi, la sommatoria degli Ipa, gli Idrocarburi policiclici aromatici che sono cancerogeni, era di 0,61 mg/l invece di rientrare entro 0,1. Tra le sostanze oltre i limiti: Benzoperilene, Dibenzoantracene, Benzofluorantene. Ma anche l’insetticida Dieldrin (0,059 a fronte di 0,03 mg/l).

A richiedere le analisi per vederci chiaro è stato il “Comitato libero per la salvaguardia della salute e dell’ambiente di Cavallino e Castromediano”. “Per quanto poi inferiori ai limiti – spiega il portavoce Raffaele Colluto – dai dati avuti sembrerebbe ci siano concentrazioni non trascurabili anche di sostanze praticamente insolubili e di densità maggiore dell’acqua, come il tetracloroetilene, che precipitano lungo lo spessore dell’acquifero per depositarsi sullo strato impermeabile di fondo, oppure di altre insolubili che tendono a galleggiare sulla superficie freatica, come il benzene. La loro presenza, riscontrata quasi costantemente negli ultimi dieci anni, potrebbe denotare l’esistenza di sorgenti di contaminazione secondaria, che generano un continuo rilascio in falda, ovvero la continua contaminazione per non corretta impermeabilizzazione dei piazzali. Si tratta di sostanze considerate dall’IARC come cancerogene o potenzialmente cancerogene per l’uomo”.

Anche per questo il Comitato insiste nel chiedere alla Provincia di Lecce di riconvocare il tavolo. Dal canto suo, il sindaco Bruno Ciccarese assicura che sosterrà la richiesta di Arpa di estendere i controlli ai pozzi privati intorno. Un passaggio che sembra necessario per poter capire se i cittadini di Cavallino e degli altri Comuni limitrofi possono stare tranquilli.

 

T.c.

 

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*