Corruzione, interrogato pm. Indagini si allargano: presunte pressioni sull’esame da avvocato

QuattroStelle

LECCE- Dopo lo scandalo giudiziario sul presunto sistema corruttivo che ruota attorno al pm Emilio Arnesano, sono stati avviati in mattinata gli interrogatori di garanzia, a partire dai due indagati per cui è stata disposta la custodia cautelare in carcere, vale a dire il magistrato e il dirigente Asl Carlo Siciliano. Entrambi sono detenuti nel carcere di Potenza. Il primo ha risposto a tutte le domande poste dagli inquirenti per un’ora e mezza, come fa sapere il suo legale, l’avvocato Luigi Covella. Massimo riserbo sul contenuto dell’interrogatorio. Siciliano, difeso dagli avvocati Rella e Sartori, ha sminuito la sua posizione: non avrebbe organizzato la battuta di caccia con Arnesano e il dottor Trianni con la finalità di corrompere il primo, ma avrebbe saputo solo dopo quanto avvenuto. Ha chiarito anche l’episodio della barca: è vero che l’ha venduta al prezzo di 28mila euro (per la Procura ha un valore di 45mila) ma perché il natante era già  in uso a lui da 25 anni e quindi il suo valore era sceso. Sull’accettazione delle somme in contanti, inoltre, ha aggiunto che è stata una proposta di Arnesano e che lui non aveva difficoltà ad accettarla.

Lunedì, invece, sarà la volta delle quattro persone finite ai domiciliari, dunque il manager Asl Ottavio Narracci, i medici Giorgio Trianni e Giuseppe Rollo e l’avvocato Benedetta Martina. I loro legali, nelle scorse ore, si sono recati a Potenza per richiedere copia dei fascicoli, lì perché l’inchiesta parte dal capoluogo lucano, competente sui magistrati della Corte d’Appello leccese. “La mia assistita è abbastanza distrutta, a prescindere dai procedimenti penali”, dice l’avvocato Stefano Prontera, che difenda la collega Martina.

L’inchiesta, però, potrebbe riservare altre sorprese ed è pronta ad allargarsi e a coinvolgere altre persone. Questo emerge dalla lettura dell’ordinanza. Le esigenze cautelari, non a caso, sono state motivate proprio dalla “necessità di svolgere ulteriore attività investigativa”. Perché “verosimilmente, i procedimenti emersi in questi pochi mesi come oggetto di scambi corruttivi – scrive il gip Amerigo Palma – potrebbero non essere gli unici ad aver subito gli effetti destanti e rovinosi del metodo delinquenziale con cui Arnesano ha svolto le funzioni di pm”. Il riferimento è, in particolare, al presunto recente accordo tra il magistrato e un medico che gli fornisce gratuitamente il viagra per pilotare “l’ennesimo procedimento penale”, a carico del figlioccio del dottore.

Ecco perché per il gip è “opportuno estendere le indagini anche a fascioli ancora esistenti presso il suo Ufficio”, nel quale nelle scorse ore è stata effettuata una perquisizione. Occhi puntati soprattutto su quelli con nomine di avvocati o professionisti ritenuti vicini al pm, come quelli a carico, in particolare, di due indagati di cui sono riportati nome e cognome.

Perché ora gli arresti? L’urgenza è dettata dall’imminenza di due circostanze. La prima: era prevista per il 6 dicembre, giornata appunto del blitz, la convocazione del consiglio di disciplina dell’ordine degli avvocati, che avrebbe dovuto riunirsi per decidere sulla sanzione a carico di una professionista per la quale Arnesano avrebbe cercato l’intercessione del presidente del collegio, a fronte della richiesta di prestazioni sessuali all’avvocata.

Ma c’è alle porte, soprattutto, la prova scritta dell’esame per l’abilitazione alla professione forense, dall’11 al 13 dicembre prossimi. Perché l’esame? Perché “oltre alle condotte già formalmente contestate al pm, di recente – è scritto nell’ordinanza – (Arnesano) sta programmando di interferire sullo svolgimento delle prove scritte” oltre che su procedimenti penali di suoi colleghi pm. Stando all’impianto accusatorio, infatti, lo scenario “sembra allargarsi di recente con l’emersione di ulteriori protagonisti di questo sistema di corruttela (ad es. altri sanitari per condizionare ulteriori processi penali, avvocati per avvantaggiare propri praticanti nel superamento delle imminenti prove scritte)”.

Vengono riportati degli episodi: il 27 novembre scorso, viene registrata la conversazione tra pm Arnesano e un avvocato, che ha chiesto al primo di poter intervenire per far superare l’esame ad una ragazza sua praticante. Arnesano ha risposto che aveva appena fatto superare quella prova ad una donna raccomandata da una sua conoscente, cioè l’avvocato Benedetta Martina, con cui intratteneva rapporti intimi presso la sua abitazione, ammettendolo candidamente dunque. Arnesano dunque si è reso disponibile ad avvicinare uno dei commissari della prova. Anche su questo le indagini dovranno proseguire, perché il meccanismo, a quanto pare, era rodato: l’avvocato che voleva raccomandare la sua praticante ha confidato ad Arnesano, infatti, di essere già riuscito in passato a intervenire sulla prova scritta di alcuni candidati, facendo loro scrivere, sull’elaborato, delle frasi concordate che permettevano al commissario di turno da lui avvicinato di poter riconoscere le persone.

Tiziana Colluto

 

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