Multe all’US Lecce: soldi sprecati che potrebbero essere donati

Ottica Salomi

LECCE (di M.Cassone) – In casa Lecce per mantenere bassa l’asticella delle aspettative spesso si parla di ragionare gara dopo gara e di non guardare la classifica, seppur la squadra di Liverani sia ad un solo punto dalla vetta, ma basterebbe dire, per spegnere gli entusiasmi della società di Via Col. Costadura che bisogna ragionare di sanzione in sanzione, di multa in multa, di ammenda in ammenda.

L’appuntamento con il Giudice Sportivo, infatti, è diventato oramai una “spada di Damocle” e se nella scorsa stagione la società giallorossa, al netto dei ricorsi e quindi degli sconti, sborsò per l’intero campionato 33mila euro, di cui 29mila in campionato e 4mila tra una gara di Coppa e l’altra di Supercoppa, cifra importante, possiamo annunciare che tale somma è stata già superata in queste prime 14 giornate di serie B.

Dopo l’ultima ammenda ricevuta per la gara di Carpi, che ammonta a 10mila euro, la somma per questa stagione è già di 36500 compresi i 1000 euro della gara di Tim Cup con la Feralpi Salò, e mancano ancora da giocare per il Lecce, escluse le 2 giornate di riposo, 4 partite nel girone di andata e 18 nel girone di ritorno.

Perché il Lecce subisce tutte queste multe? Il perché è presto detto: lancio di bengala e fumogeni, o petardi, sul terreno di gioco o nel recinto di gioco.

Uno spreco, soldi gettati via in un periodo di crisi che sta colpendo tutti.

Facciamo un passo indietro alle precedenti stagioni, alle ultime 3 di serie C: al netto di ricorsi nel 2015-16 furono pagati euro 37500, nel 2016-17 42500, nel 2017-18, lo ripetiamo, 36500, e in questa stagione si viaggia su numeri molto più alti e importanti, anche perché le sanzioni aumentano di categoria in categoria.

Se a questi costi aggiungiamo anche gli altri destinati per la sicurezza e cioè per pagare i 120 steward utilizzati a partita quando si gioca al Via del Mare, allora i costi lievitano ancora, ma se degli steward non si può fare a meno, perché sono figure importanti e indispensabili, si potrebbe fare a meno di bengala, petardi e fumogeni.

Ovviamente per quanto riguarda i fumogeni il pensiero prevalente di chi ama il gioco del calcio è che questi siano parte integrante della scenografia d’una gara e del calore e del colore che può e vuole esprimere la tifoseria, e possiamo anche essere d’accordo ma ci sono dei divieti da rispettare e se esiste un divieto deve essere rispettato.

Una gara di calcio, però, non è una festa patronale, si può fare tranquillamente a meno dello spettacolo pirotecnico e dei petardi.

Fermiamoci un attimo a pensare a cosa l’Unione Sportiva Lecce potrebbe fare con quei soldi; nella scorsa stagione, infatti, per una paio di turni, dopo l’iniziativa lanciata da Gianni Ippoliti che ebbe l’idea di veicolare il messaggio, non accadde nulla e la società riuscì a destinare quelle somme alle famiglie più bisognose donando buoni spesa, la domanda a questo punto sorge spontanea: perché non ricominciare a fare più attenzione mettendosi una mano sul cuore per donare agli “ultimi”, a chi non ha voce nemmeno per urlare il proprio disagio, invece di polverizzare nell’aria tanti euro regalandoli al Palazzo del calcio? E vi lasciamo a questa riflessione…

Perché non creare un salvadanaio virtuale che potrebbe diventare reale proprio attraverso buoni spesa? Si potrebbe fare, già dalla gara con il Perugia, sabato pomeriggio.

 

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