Morte dj, chiesta riapertura caso. I lagali: “Fu omicidio”

LECCE – A poco più di un mese dall’archiviazione delle indagini per istigazione al suicidio, il nuovo collegio di avvocati che rappresenta la famiglia presenta in Procura, sulla scorta della perizia del criminologo, un’istanza per riaprire il caso. “Ivan non si è suicidato, è stato ucciso”. Non hanno alcun dubbio. L’avvocato Walter Biscotti, che in passato si è occupato di un altro caso che ha scosso il Salento, rappresentando la mamma di Sarah Scazzi, ne è convinto: “Qui non si tratta più neanche di parlare di istigazione al suicidio, ma di omicidio“.

Il giovane dj, speaker radiofonico e cantautore di Acquarica del Capo fu trovato senza vita, impiccato a un ulivo, il 22 giugno del 2015. Da allora, mamma Rita, distrutta dal più inconsolabile dei dolori, non si è mai arresa, per lei suo figlio non può essersi tolto la vita, non ne aveva motivo. Ed è stata, come è tutt’oggi, una battaglia. Ha denunciato superficilità nelle indagini, errori investigativi, omissioni, un’autopsia mai eseguita, la distruzione degli abiti di Ivan. Ma gli appelli sono sempre caduti nel vuoto.

A ottobre il gip Vincenzo Brancato ha rigettato la richiesta di opposizione all’archiviazione avanzata dalla famiglia. Ma oggi viene chiesto di non fermarsi, viene chiesto alla Procura di indagare ancora. E stavolta per omicidio. Ivan sarebbe stato strangolato, secondo la perizia del consulente , e sulla scena del crimine compare un’impronta diversa da quella del ragazzo.

 

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