Case popolari, chiuse le indagini. C’è anche Perrone

LECCE – La Procura di Lecce, con i magistrati Roberta Licci e Massimiliano Carducci, ha chiuso le indagini sull’inchiesta case popolari. 48 indagati complessivamente e tra questi c’è anche l’ex sindaco di Lecce Paolo Perrone con il capo d’imputazione di abuso d’ufficio.

In concorso con Monosi, Gorgoni e Rollo, è accusato di aver assegnato illegittimamente due alloggi.

Uno era un alloggio Erp (edilizia residenziale pubblica), un bene confiscato alla mafia in via De Marco, dato al Comune dal Prefetto nel 2013. Fu assegnato a una cittadina leccese. E questo sarebbe avvenuto, secondo quanto scritto negli avvisi di conclusione indagini notificati, su indicazione e segnalazione dell’ufficio di Gabinetto del sindaco e poi disposta direttamente dall’allora primo cittadino Perrone. Il bene sarebbe stato così sottratto alla graduatoria ordinaria.

Inoltre sarebbe stato omesso di disporre il rilascio dell’immobile dopo la scadenza del termine indicato nella stessa delibera, in violazione dei criteri stabiliti dalla Legge Regionale e in assenza di qualsivoglia autorizzazione della Giunta Regionale. MONOSI, quale componente dell’ANCI, avrebbe tentato di far inserire nel Decreto Legge Enti locali in discussione in

parlamento, un emendamento che potesse sanare retroattivamente le assegnazioni discrezionali e palesemente illegittime già effettuate, tra cui quella in favore della donna.

Secondo le indagini, alla famiglia in questione sarebbe stato procurato, dunque, intenzionalmente, un ingiusto vantaggio patrimoniale. L’assegnazione sarebbe avvenuta “previa istruttoria curata da Pasquale GORGONI, quale responsabile del procedimento, su relazione dell’allora assessore al Patrimonio Attilio MONOSI e con parere favorevole di Paolo ROLLO, dirigente dell’Ufficio Patrimonio”.

Il secondo caso riguarda un altro immobile dello Iacp (Istituto autonomo case popolari, oggi Arca Sud) in via Pasteur, anche questo assegnato su delibera disposta direttamente dal sindaco.

Gli indagati avrebbero, anche in questo caso, procurato un ingiusto vantaggio a una cittadina, già occupante abusiva di un immobile in Piazzale Genova e destinataria di sgombero coattivo da parte dell’ente gestore. Le avrebbero assegnato, con delibera di giunta comunale adottata su specifica indicazione e segnalazione dell’Ufficio di Gabinetto del Sindaco, previa istruttoria curata da GORGONI su relazione dell’assessore MONOSI e con parere favorevole di ROLLO, l’alloggio in un immobile confiscato alla mafia e destinato all’emergenza abitativa, sottraendolo — era già inserito dal Comune nell’elenco alloggi ERP – alla graduatoria ordinaria, anche in questo caso omettendo di disporre il rilascio dell’immobile allo scadere di un anno dall’assegnazione temporanea e disponendo poi uno scambio di alloggio, stabilendo la donna in un’altra abitazione in via Pistoia.

Il tutto, è scritto nella notifica, “in violazione dei principi di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione…attraverso l’uso distorto dell’istituto dell’emergenza abitativa – finalizzato all’aggiramento delle graduatorie ordinarie per l’assegnazione di immobili ERP tramite l’assegnazione di alloggi denominati “parcheggio” in difetto dei presupposti di legge e in assenza della necessaria autorizzazione della Giunta Regionale, realizzata anche a mezzo dell’utilizzazione dei criteri indicati nella delibera di Giunta Comunale” con “provvedimenti… adottati in palese violazione della disciplina già dettata in tema di emergenza abitativa dalla Legge Regionale e in insanabile contrasto anche con la successiva Legge Regionale, illegittimità di cui erano pienamente consapevoli”.

L’inchiesta è quella della Guardia di Finanza sulle case popolari del capoluogo barocco, sulle assegnazioni in cambio di voti, sfociata nei domiciliari per Attilio MONOSI, già assessore al bilancio, programmazione economica, tributi, patrimonio, edilizia residenziale pubblica del Comune di Lecce, attualmente consigliere comunale; Luca PASQUALINI, già assessore alla Polizia Municipale, traffico e mobilità del Comune di Lecce, e attuale consigliere comunale; Pasquale GORGONI, funzionario protempore dell’ufficio casa, attualmente coordinatore dell’Ufficio Patrimonio del Comune di Lecce; Antonio TORRICELLI, vicepresidente pro tempore del Consiglio Comunale del Comune di Lecce, attualmente consigliere comunale; Andrea SANTORO.

Ora i 48 indagati hanno 20 giorni di tempo per visionare l’intero fascicolo e decidere come agire.

Tutti i nomi:

Attilio MONOSI,  Luca PASQUALINI, Pasquale GORGONI, Antonio TORRICELLI , Paolo PERRONE, Giuseppe NACCARELLI,  dirigente Ufficio Patrimonio e Casa, Paolo ROLLO, dirigente Ufficio Patrimonio, Giovanni PUCE,  dirigente Ufficio Casa, Piera PERULLI, responsabile Ufficio Casa, Sergio DE SALVATORE, funzionario Ufficio ERP, Damiano D’AUTILIA, ex consigliere comunale, Vincenzo SPECCHIA, segretario generale del Comune, Nunziatina (detta Nunzia) BRANDI, ex assessore;

Monia GAETANI,  Monica DURANTE, Diego MONACO, Vanessa TORNESE, Rosario D’ELIA (già Greco Rosario) detto Andrea, Serena CERVELLI, Douglas DURANTE, Liliana GUIDO, Antonio BRIGANTI, Luisa MARTINA, Barbara CAZZELLA, Raffaele LICCARDI, Francesca SANSO’, Ilaria DECIMO, Laura PANZERA, Andrea MELLO,  Vincenzo RAHO, Luisa FRACASSO, Giovanni BENE, Raffaele GUIDO, Nicola PINTO, Angelica CAMASSA, Cristian ELIA, Gessyca PALAZZO , Giuseppe NICOLETTI, Umberto NICOLETTI, Andrea SANTORO, Salvatore RIZZO, Roberta MURRA, Amedeo SCIALPI, Fabio FREULI, Stefano ARMENTA, Piergiovanni MIGGIANO, Sergio MARTI, Nicolina PULIMENO.

 

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