Tap, Manuelli: con i lavori rischio erosione costiera

MELENDUGNO – Eccola arrivare, alle prime luci dell’alba, Adhémar de Saint-Venant, la prima nave al lavoro per Tap salpata da Brindisi e ora ancorata nelle acque di San Foca. È quella a cui spetta il lavoro “importante”, le due operazioni fondamentali per la realizzazione del gasdotto che porterà il gas in Italia, dall’Azerbaijan, via Albania, con approdo proprio qui, nella bellissima marina di Melendugno.

Per intenderci, da questa nave, lunga 95 metri, si tufferanno i sommozzatori che lavoreranno sul fondo del mare di San Basilio. Le due operazioni previste sono l’installazione del palancolato in corrispondenza dell’exit point, il punto d’uscita del microtunnel, dove saranno piantate due paratie, a 25 metri di profondità. Sono strutture verticali, una sorta di grandi dighe, per poter poi scavare la trincea per recuperare la talpa. L’altra operazione è la posa di un telo di un materiale particolare per la geostabilizzazione del fondale, come spiegano dalla multinazionale. Servirà, cioè, a ridurre la quantità di sedimento che si solleverà quando arriverà la talpa meccanica.

Le grandi gru gialle che si vedono a bordo della nave serviranno a spingere le paratie nel fondale. Le piccole imbarcazioni che graviteranno attorno alla Adhemar si occuperanno dei monitoraggi ambientali con l’installazione di boe, sensori, di un turbidimetro, strumento che misura il livello di torbidità dell’acqua. Un’altra imbarcazione sarà al servizio, come punto di riferimento e di appoggio, ai sommozzatori.

Ma per l’ing. Manuelli, della commissione tecnica del Comune di Melendugno, Tap sta procedendo in contrasto con le prescrizioni originarie, andando a intaccare parte della prateria di Cymodocea nodosa, le cui lunghe radici proteggono la costa dal rischio erosione.

Ma i lavori vanno avanti: la multinazionale sta creando tutte le condizioni ottimali per procedere con i cantieri a mare e a terra. Su quest’ultima, nei pressi di M asseria del Capirtano, dalle prime luci del mattino è presente un presidio di una cinquantina di attivisti No Tap, che pacificamente hanno monitorato il percorso di ruspe e schiacciasassi, che si stanno letteralmente aprendo le strade di accesso all’area del terminale di ricezione, il Prt.

Per i NoTap, i mezzi starebbero battendo un’antica via Francigena con una cinquantina di ulivi lungo il percorso. E decideranno come muoversi.

 

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