Tap, Ministero riconvoca Melendugno

MELENDUGNO- Si prende ancora tempo. La decisione finale sul gasdotto Tap attesa per questa giornata da parte del ministro all’Ambiente Sergio Costa è rimandata: i tecnici del Comune di Melendugno e il sindaco Marco Potì sono stati convocati nuovamente per giovedì a Roma alle 15, per un confronto sulle questioni più spinose. “In questi giorni – dice Potì – abbiamo inviato al Ministero corposi dossier che fanno rilevare quelle che per noi sono illegittimità. Capiremo se sono elementi giuridicamente vincolanti che possano bloccare l’opera”. Si sta ora costituendo il comitato tecnico che andrà a Roma. Si tenta il tutto per il tutto. Ma a conti fatti le speranze restano ridotte al lumicino, mentre la multinazionale è pronta a riprendere i lavori a Melendugno.

Quello al Ministero dell’Ambiente è l’ultimo passaggio politico, accordato durante l’incontro a Palazzo Chigi di lunedì sera, quando il sindaco di Melendugno, i parlamentari pugliesi e consiglieri regionali e comunali del M5S sono stati ricevuti dal premier Conte e dai ministri per il Mezzogiorno Lezzi e dell’Ambiente Costa.

Il supplemento di istruttoria porterà al verdetto finale (al netto di future decisioni della magistratura). E’ certo, comunque, che per il governo l’opera deve andare avanti. L’alternativa, stando a quanto fatto sapere dallo stesso premier Conte, è pagare penali e risarcimenti che, a loro dire, costerebbero quanto una manovra finanziaria. Rischio che per il sindaco di Melendugno non ci sarebbe, se dovessero emergere violazioni di legge compiute.

Ma chi li ha fatti i conti sui costi da sostenere in caso di blocco del gasdotto? Finora li ha fatti Socar, società di Stato azera che tra l’altro detiene anche il 20 per cento delle azioni del consorzio Tap. Lo ha ammesso il 28 settembre Gilberto Dialuce, dirigente del Mise tra l’altro indagato a Lecce nell’ambito dell’inchiesta riaperta dalla Procura sul gasdotto.

“Una farsa”, dice il prof. Michele Carducci, docente di diritto Costituzionale e difensore dei movimenti civici noTap. È lui a spiegare durante il vertice a Palazzo Chigi, “alla presenza della Ministra per il Sud Barbara Lezzi, ha parlato il Sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico, il Sen. pentastellato Andrea Cioffi, componente dell’ “Associazione interparlamentare Italia-Azerbaijan”. Egli ha riferito di suoi personali conteggi su TAP, riguardanti impegni contrattuali sull’estero (perché il gas di TAP servirà principalmente l’estero) e probabili mancati profitti, concludendo per un ammontare di 20 miliardi. Ha dunque parlato di presumibili costi contrattuali di terzi, ma non di analisi costi-benefici tra attivazione dell’opera e contesto socio-economico-ambientale-climatico dello Stato italiano e del suo ecosistema. Egli non ha neppure voluto consegnare alcuna documentazione al Sindaco. Nulla ha saputo replicare alle domande sui titoli giuridici a fondamento delle eventuali pretese creditorie italiane e non estere”.

È guerra in ogni sede. Sono già state attivate tutte le azioni propedeutiche alla denuncia del Governo italiano presso l’Unione europea, l’OSCE e le altre istituzioni che tutelano i diritti di informazione e di trasparenza delle decisioni nelle democrazie.

Se il gasdotto si farà, insomma, non sia senza conseguenze per chi lo fa andare avanti.

 

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