Lupiae, Salvemini vs Turi e i lavoratori ko

LECCE – Avevano auspicato il massimo coinvolgimento possibile, salvo poi ritrovarsi a cantarsele da soli. I lavoratori della Lupiae Servizi riunitisi in assemblea nel pomeriggio non hanno ottenuto nessuna delle risposte sperate. I grandi assenti, sindaco e presidente della partecipata, lasciano loro l’amaro in bocca, tanti interrogativi aperti e un’unica possibilità: revocare il sit in annunciato davanti a Palazzo Carafa e bussare, invece, alle porte della Prefettura. A quest’ultima intendono chiedere un tavolo interistituzionale. Gabriele Taurino, direttore del personale Lupiae, ha rassicurato: “gli stipendi di settembre saranno erogati -ha detto- perché a breve arriveranno 300 mila euro dal Ministero di Grazia e Giustizia”. Loro però, i dipendenti, preferiscono restare con i piedi per terra.

Tra il primo cittadino e la presidente Lupiae, Tatiana Turi, è andato in scena un botta e risposta nelle scorse ore che ai dipendenti suona come un maldestro scaricabarile. “L’ennesimo -rimarcano i sindacati confederali e autonomi presenti in assemblea (Filcams-Cgil,Uiltucs-Uil, Fisascat-Cisl, Ugl, Cobas e Confintesa)- adesso basta”.

Con una lettera indirizzata ai lavoratori il sindaco Salvemini aveva messo i puntini sulle i, ribaltando quanto la presidente e il resto del Cda hanno fatto sapere sulla crisi di liquidità, che al momento non ha reso possibile l’erogazione della mensilità di settembre e mette in forse quelle fino a dicembre. “Mai in questi mesi -ha scritto lui- è stato richiamato il rischio di una crisi di liquidità nell’ultimo quadrimestre del 2018”.

Sempre tramite missiva è la stessa Turi a replicare, indirizzandosi direttamente ai lavoratori: “Sin dall’insediamento il Cda ha evidenziato in atti e relazioni le difficoltà finanziarie (…) ogni attività e sforzo -si legge ancora- sono sempre stati finalizzati alla salvaguardia della società e dei posti di lavoro”.

Il nodo più grande da sciogliere, dunque, resta. Il piano di risanamento imporrebbe un ridimensionamento del contratto collettivo nazionale applicato ai lavoratori. Unica condizione, questa, per l’ottenimento della proroga delle convenzioni. Ed è su questo che i lavoratori annunciano battaglia, intenzionati a rimettere tutto nelle mani del Prefetto.

 

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