Lupiae, Salvemini: i soldi per gli stipendi ci sono

LECCE- Sulla vertenza Lupiae, il sindaco di Lecce Carlo Salvemini mette i puntini sulle i. E ribalta quanto la presidente della partecipata Tatiana Turi e il resto del cda hanno fatto sapere sulla crisi di liquidità, che al momento non ha reso possibile l’erogazione della mensilità di settembre e mette in forse quelle fino a dicembre. Le difficoltà di cassa, avevano spiegato, sono riconducibili “al mancato rinnovo da parte del socio Comune di Lecce o alla mancata proroga delle convenzioni in scadenza al 31 dicembre 2018 per gli anni futuri”. Sarebbe questo a impedire la possibilità di far ricorso alle anticipazioni bancarie.

La lettera del primo cittadino ai lavoratori in stato di agitazione arriva a poche ore dall’assemblea sindacale convocata per il pomeriggio. Questo stato di insolvenza “è del tutto inatteso”, spiega il sindaco, perché “mai in questi mesi è stato richiamato il rischio di una crisi di liquidità nell’ultimo quadrimestre del 2018”.

E i dati a questo punto sono almeno due. Il primo: “il Comune, nella sua veste di cliente unico della Lupiae, non ha alcun debito da onorare – scrive Salvemini -avendo sinora pagato tutte le prestazioni ed avendo anticipato addirittura il pagamento di alcune di esse fino al 31/12/2018”. L’ultima è l’anticipazione di 300mila euro fatta a luglio.

Il secondo dato: per coprire la perdita di esercizio 2017, il Comune ha deliberato lo stanziamento di 1,3 milioni di euro. E questa, secondo il sindaco, è la “conferma di un impegno serio, concreto, tangibile per assicurare un futuro alla Lupiae che è stato possibile mantenere grazie anche alla disponibilità assessori, consiglieri e dirigenti comunali, che hanno rinunciato in tutto o in parte chi alle proprie indennità chi al premio di risultato”. Come dire, non si scarichi la colpa sul Comune. Perché quella crisi di liquidità, spiega Salvemini, “dipende esclusivamente dalla cronica difficoltà finanziaria della Lupiae in ragione dalla pesante esposizione debitoria”.

Il Comune, da parte sua, si dice pronto a “sottoscrivere da subito il rinnovo – per gli anni 2019 e 2020 – della convenzione relativa al servizio di pulizia degli immobili”, l’unica che prevede – al momento – l’applicazione del contratto di categoria adeguato.  Per il resto, però, sarà inevitabile la trasformazione del contratto “commercio e terziario” in “multiservizi”, “pena la valutazione negativa di congruità economica della convenzione che – per obbligo di legge – ne impedisce il rinnovo”.  E a quel punto sì, i posti di lavoro sarebbero a rischio. Entro l’anno in Consiglio dovrà approdare anche il nuovo piano di risanamento, senza il quale non si potranno versare le risorse per la ricapitalizzazione. Un cane che si morde la coda, fa capire Salvemini, che precisa: il nuovo advisor costerà meno di 40mila euro e non 100mila.

 

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