E’ leccese il miglior bartender del mondo

QuattroStelle

CASTIGLIONE D’OTRANTO- “In quel momento, ho pensato a tutto l’impegno che ci ho messo e a tutte le persone che mi hanno aiutato”, dice ora. Per scalare il tetto del mondo, Orlando Marzo è partito da lontano, dal suo minuscolo paese che è Castiglione d’Otranto. E ne ha fatta di strada prima di conquistare quel podio, nonostante abbia appena 31 anni. E’ lui il miglior bartender del mondo, artista della miscelazione, maestro nella preparazione dei cocktail.

Lunedì sera, a Berlino, la finalissima della DIAGEO RESERVE WORLD CLASS 2018, la più importante gara di bartending. Orlando ha sbaragliato la concorrenza e lo ha fatto in sei mesi di competizioni che hanno visto sfidarsi 10mila concorrenti in ogni angolo del pianeta. Il salentino si è imposto in primavera come il migliore in Australia, dove vive dal 2013 e lavora presso il ristorante Lumè. Da Melbourne è approdato così a Berlino: la finale tra 56 bartender è durata quattro giorni.

“Ce l’ho fatta”, dice ora Orlando, che resta umile: “Io ci ho messo solo l’1 per cento di mio per raggiungere questo traguardo, il resto lo hanno fatto tutte le persone che mi hanno aiutato e incoraggiato anche solo con un consiglio o un messaggio”. Ovviamente, lui ci ha messo molto di più, nutrendo, dopo il diploma all’alberghiero di Santa Cesarea Terme, una carriera fatta di tanto lavoro e tante soddisfazioni, dal Capo di Leuca a Rimini, dall’Inghilterra agli Stati Uniti, fino, appunto, all’Australia, sempre sotto lo sguardo attento di mamma Adriana e papà Antonio. A tifare per lui sono stati davvero in tanti lunedì. Il caloroso Salento si fa sentire – ci dice – ma non immaginavo ci fosse una comunità così allargata a sostenermi, da ogni parte del mondo“.

Ora per lui inizia una nuova vita: per un anno viaggerà per il mondo creando nuove bevande e assumendo il ruolo di giudice nelle 56 competizioni di mixologist in rappresentanza di Diageo. Poi sarà il tempo di raccogliere: “Vorrei aprire un bar ma non sarà il mio punto di arrivo – annuncia – perché quel che voglio fare è aiutare i giovani ad approcciare a questo mestiere, a far crescere una valida generazione di bartender. Quello che ho imparato in questo periodo è ciò che in inglese si chiama “sustainability”, cioè che bisogna avere un approccio serio e profondo verso le cose, anche in famiglia e a lavoro. Guardare il secondo uso degli ingredienti e a qualsiasi cosa non si può buttare significa avere un occhio di riguardo, una vita bilanciata, con la mente pulita ed elegante. Come i miei drink”.

 

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