Omicidio Cursi. Il giudice: Pappadà rimane in carcere, potrebbe uccidere ancora

Il luogo del duplice omicidio

CURSI- “Un’indole violenta, senza scrupoli, indifferente nei confronti delle sue vittime e della vita umana”. Così il gip Carlo Cazzella ha descritto la personalità di Roberto Pappadà, assassassino reo confesso di Francesco e Andrea Marti, della zia del ragazzo Maria Assunta e del tentato omicidio della mamma di Andrea, Fernanda. Dopo l’interrogatorio in carcere avvenuto lunedi alla presenza dell’avvocato difensore dell’uomo Nicola Leo, il gip ha convalidato l’arresto in carcere per la sussistenza delle esigenze cautelari sottese ai gravi indizi di colpevolezza, che ci sono, al pericolo di fuga e della reiterazione della condotta tenuto conto della modalità dell’azione, della sua totale indifferenza verso le vittime insieme alla convinzione di aver fatto la cosa giusta e al rammarico di non aver eliminato anche Fernanda Quarta. Secondo il giudice tutto questo potrebbe sfociare in altri atti lesivi dell’incolumità personale. Pappadà inoltre ha un precedente per lesioni personali risalente a circa 10 anni fa. Del resto durante l’interrogatorio l’uomo, trasferito ora nel carcere di Taranto, non si è dimostrato affatto pentito né scosso per la strage compiuta, continuando a sostenere che i soprusi subiti dai vicini potevano essere vendicati solo con lo sterminio della famiglia. Ha ammesso di essersi procurato la pistola proprio per uccidere i rivali, nei confronti dei quali serbava ormai un odio profondo.Intanto in mattina è stata eseguita l’autopsia sui tre corpi. Le salme saranno a disposizione della famiglia dalla sera. Per mercoledì previsti i funerali: alle 16,30 nella Chiesa Madre del paese.

 

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