Dopo la rissa, parlano i migranti delle Giravolte: “stop a violenze, timori anche per noi”

LECCE- Dicono che da un anno a questa parte qualcosa è cambiato. Ai migranti che vivono a Lecce da tempo, anche se non sempre perfettamente integrati, le risse ripetute tra migranti fanno storcere il naso. Sì, anche a loro che non esitano a condannare quegli episodi, soprattutto perché alimentano un clima d’odio indistino e starci a Lecce e diventato più difficile. Chiedono ai loro di smetterla con le violenze, soprattutto lo chiedono ai migranti approdati in Italia nell’ultimo periodo. 

In una mattinata qualunque, alle Giravolte ci trovi solo loro. Basta svoltare l’angolo, lasciarsi alle spalle il corso affollato di turisti e locali alla moda e ti si para davanti un’altra dimensione di città. Qui convivono il dottore e il nullatenente, il mercante senegalese e il vacanziere inglese, le catapecchie e i b&b freschi di lavori. Qui dove affondano da decenni le radici dei flussi migratori africani in città, non si è indifferenti rispetto a quello che è accaduto in stazione lunedì sera e prima ancora su viale dell’Università e tante altre volte in viale Oronzo Quarta.

Certo, qualcuno sceglie di non rispondere. Le poche donne che incontriamo preferiscono chiudersi in casa. Una però vuole parlare, qui dal 1988: “quello che hanno fatto quei ragazzi è sbagliato, io sono una immigrata ma la penso così. Però nell’ultimo anno non si sta capendo nulla. Da quando c’è Salvini come ministro la situazione è peggiorata. Qui abbiamo tutti paura, perché ovunque vai ti dicono parole contro. Anche a Lecce”. 

E’ un viavai di biciclette. Da qui alla stazione sono poche centinaia di metri. I più giovani invitano a fare i dovuti distinguo, a non scadere nella generalizzazione. I più grandi sono quelli che hanno più paura: percepiscono il cambiamento netto dell’atteggiamento dei leccesi nei loro confronti e chiedono ai salentini di tornare ad essere quelli di sempre: “più tolleranti, i più tolleranti di tutta la Puglia”.

 

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