Gasdotto al vetriolo, noTap: “Vittorio Potì non vide mai il progetto”

QuattroStelle

MELENDUGNO- Stavolta a rispondere alle bordate giunte da altri politici, in questo caso l’ex sindaco di San Donato Ezio Conte, non è il primo cittadino di Melendugno Marco Potì ma il Movimento noTap, per chiarire passaggi cruciali in merito alle affermazioni fatte nelle scorse ore: “Basta chiacchiere sulla TAP, sul Gasdotto, perché i sindaci erano tutti d’accordo. In questi anni i politici che si sono opposti lo hanno fatto per racimolare voti mentendo sapendo di mentire”, ha detto Conte, con riferimento a incontri organizzati dall’allora sindaco di Melendugno Vittorio Potì, zio dell’attuale primo cittadino, con i responsabili TAP. Le perplessità ambientali, a suo avviso, “sono emerse tutte dopo e dai cittadini. La politica sapeva tutto e disse sì”. Ricostruzione “fasulla”, la definiscono i noTap, documenti alla mano, ripercorrendo l’iter dei progetti resi noti a partire dall’autunno 2011 prima di giungere all’attuale.

“A ottobre 2011 la Trans Adriatic Pipeline presentava, in fase di Scooping, il primo progetto: approdava a Punta Cassano, San foca, 500 metri più a nord dell’attuale progetto. Un microtunnel attraversava la palude di Cassano e si snodava per 21Km, per giungere in località Lago Rosso (Galatina), dove sarebbe dovuta sorgere la centrale di Depressurizzazione. Questo progetto – ricordano – non ebbe nessun tipo di valutazione poiché, già in questa fase, furono numerose le osservazioni di Comuni e associazioni. Tra questi anche Cavallino, per cui i Comuni non erano tutti d’accordo”.

Poi il progetto fu accorciato da 21 a 5Km, rimanendo nei feudi di Melendugno e Vernole, come venne illustrato durante la presentazione ufficiale, il 16 febbraio 2012, in un clima che era già di contestazione. Il mese successivo, il progetto depositato al Ministero dell’ambiente per la Via. E da allora le osservazioni e le quattro delibere di diniego dei Comuni di Melendugno, Vernole, Castrì e Caprarica vennero messe nero su bianco.
Dopo il no dei Ministeri dei beni culturali e dell’Ambiente, il terzo progetto è stato presentato da Tap nel settembre 2013 ed è quello contro cui la battaglia è ancora in corso e per cui i lavori dovrebbero riprendere nelle prossime settimane.

Per i noTap, però, interrogativi politici sono da lanciare: “Che senso ha tirare fuori il nome di una persona morta il 23 ottobre 2011 Vittorio Potì, che può anche aver avuto contatti con TAP ma sicuramente non ha mai visto il progetto?”. Conte, aggiungono, parla di “un incontro tra Vittorio Potì e Giampaolo Russo, che invece è diventato ad di tap nel 2012, un anno dopo la morte dell’ ex sindaco di Melendugno. Perchè dire che i sindaci erano tutti d’accordo, quando le carte dicono altro?”.

Gli attivisti danno anche la loro lettura sul giallo più importante: perché, nonostante avesse già un progetto esecutivo nel 2010, Tap ha abbandonato l’opzione di un approdo a Brindisi? Perché, a loro avviso, non voleva accollarsi il costo della bonifica della discarica di Micorosa che avrebbe dovuto attraversare. Motivazione ufficiale, va ricordato, fu la massiccia presenza di praterie di Posidonia in mare. Ci sono anche a San Foca, come documentato da video subacquei, solo che le mappe contenute nel Piano paesaggistico regionale (vedi foto) non ne hanno fatto menzione, presentando, anzi, un assurdo: il posidonieto lungo le coste salentine si interrompe solo in corrispondenza dei confini amministrativi del Comune di Melendugno.

 

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